28. giu, 2019

L’uomo di oggi, e la mediazione di necessità tra natura e cultura.

...quarta parte

La questione non è che tipo di apporto daranno le varie discipline della conoscenza, ma che esse siano strumenti. Quindi strumenti che hanno a che fare con la cultura, con il sapere, con il pensiero. Una specie di macchina complessa che se la usi bene risolverà problemi oppure accelererà catastrofi. Il punto centrale è il buon uso dei concetti e non delle cose. Questo ragionare impone ripensare l’università, significa ripensare i saperi nel loro insieme, e questo implica rivedere l’etnocentrismo. (Tendenza a giudicare la storia, la struttura sociale e la cultura dei gruppi umani diversi dal gruppo cui si appartiene secondo i valori propri di questo, tenuto come ideale centro e punto di riferimento dell'analisi). Èd è questa, una questione totalmente ecologica. Un altro problema è la resistenza politica, alla poca comunicazione tra i problemi comunisti e i problemi verdi e i problemi diciamo del comunitarismo.  <<L’immigrato mi vuole rubare il lavoro>> è una frase che viene ripetuta all’infinito, quando invece il problema non è l’immigrato e nemmeno la delocalizzazione, il problema è l’egemonia della classe borghese (per dirla alla Gramsci), una situazione inamovibile. L’ecologia serve per fare un tutto del termine natura-cultura, rimettendo in discussione anche le nostre narrazioni di una società più giusta. Facciamo un esempio: a Parigi si fa casino per il contratto di lavoro ma si ignora che a Calais ci sono ventimila profughi malridotti. Qui l’assenza di umanità sembra diventata una forma di dominio come quando la natura umana era sempre in prima fila. Se parliamo di guerra lo facciamo in generale ma la guerra ha tante forme e interessa molto. Prendiamo il femminismo, non è forse la guerra più coinvolgente più totale ed eterna? Come possiamo capire perché una donna vuole andare a fare la guerra se non riconosciamo il legame tra natura e cultura? Continua...