24. dic, 2018

Un movimento culturale per la decrescita.

Il nostro "miglioramento" non ha più nulla a che fare con la crescita economica.
Nella mente della maggior parte delle persone, la crescita è ancora associata a un miglioramento o ad un maggior benessere. Occorrerà usare un termine alternativo, in quanto il termine "decrescita" non piace, è considerato peggiorativo anche se indica un cambiamento importante e di necessità. Dal nostro punto di vista eviterei la parola decrescita sostituendolo crescita etica. La tutela del cosmo per le future generazioni è un problema morale che nessuno dei viventi dovrebbe ignorare e qui ci occuperemo sistematicamente della crescita morale che deve investire tutte le attività economiche. E' moralmente indispensabile che ci sia una più equa ripartizione delle risorse mondiali, è immorale che alcuni elementi aggressivamente avidi utilizzano beni per solo esercizio di potere, per giochi, per avventure cosmiche. Le risorse planetarie impiegate potrebbero essere utilizzate per migliorare le condizioni di vita di popolazioni che si sono troppo impoverite per guerre e per essere state private di beni di loro appartenenza.  La crescita è anche antieconomica perché, almeno nelle economie sviluppate, il malessere aumenta più rapidamente del benessere. I costi della crescita includono cattiva salute psicologica, lunghi orari di lavoro, congestione e inquinamento. Il PIL contabilizza costi, come la costruzione di una prigione o la pulizia di un fiume, come fossero beneficii. Di conseguenza, esso può ancora impropriamente aumentare, anche se nella maggior parte delle economie sviluppate gli indicatori di benessere, legato al welfare, sono rimasti fermi dopo gli anni ’70. E' rigoroso concludere che oltre un certo livello di reddito nazionale, è l’uguaglianza a creare benessere e pace sociale e non certo la crescita che continua ad aumentare le disparità. Continua..