20. dic, 2018

Un movimento culturale per la decrescita.

I limiti delle risorse, e l'urgenza di diventare uomini migliori.
Nella prima fase del dibattito sulla decrescita negli anni ’70, l’accento fu posto sui limiti delle risorse. Nel 2002 si svolse a Parigi la conferenza “Défaire le développement, refaire le monde” cui tutti furono daccordo che il decantato "sviluppo sostenibile" dei fautori della crescita ad ogni costo era un ossimoro. La Decroissance, come movimento di attivisti, crebbe a Lione nei primi anni Duemila sulla scia di proteste che rivendicavano città senza auto, pranzi in comune nelle strade, cooperative alimentari e campagne contro la pubblicità. Nel 2004 il concetto di decrescita raggiunse un pubblico più ampio in Francia attraverso conferenze, azioni dirette, la nascita della rivista Decroissance, le journal del joie de vivre che oggi vende 30 mila copie al mese. Nello stesso anno, l’attivista-ricercatore François Schneider intraprese un viaggio di un anno attraversando la Francia sul dorso di un asino per diffondere la conoscenza della decrescita, ricevendo ampia copertura mediatica, e molto notorietà. Insomma a metà degli anni Duemila dopo Francia e Italia la Decroissance si sviluppò in altri paesi a cominciare dalla Spagna. Tornando al concetto di decrescita, esso si basa di fatto come critica alla crescita sregolata e alla crescita come sviluppo sostenibile, contro la prima per i danni che fa e contro la seconda che è una presa in giro dei colonnelli della crescita senza regole. Chi diffonde la decrescita mira a inserirla nel linguaggio economico e punta dritto per l'abolizione della crescita economica come obiettivo sociale. Oltre a ciò, la decrescita ha anche il significato di orientamento culturale per quando le società avranno meno risorse naturali e si organizzeranno in maniera diversa. Nuovo concept di vita e nuovo linguaggio come "condivisione", "semplicità", "non spreco", "no inutile", "cura", "beni comuni", "no superfluo", "beni di utilità pubblica", "risparmio energetico", termini che messi insieme dicono che l'uomo per essere felice non ha bisogno di tante cose e, possiamo anche aggiungere, che abbiamo tutti l'esigenza urgente di essere migliori, per noi, e per chi ci frequenta, per chi ci incontra la prima volta e per i nostri figli e nipoti. Continua..