14. nov, 2018

Notti magiche di Virzì, un realismo tinto di giallo.

Un rigore sbagliato fa addirittura sbandare le macchine. Francesca Archibugi, raccontata qui, era tra i finalisti del premio Solinas nel 1986 (ho controllato). Gran confusione storica, quindi, testimoniata dalle auto e dagli apparecchi telefonici. A fine anni Novanta, noi casinisti delle notti romane avevamo già il cellulare, era così trend!! Virzì è regista troppo giovane per questo racconto inizio anni Ottanta sbandierato per 1990 anno dei mondiali in Italia. Il tempismo scenico è quello ma l’intenzione è completamente diversa. Non c’è da ridere, a morire in acqua è Giancarlo Giannini, un produttore cinematografico, e i carabinieri fermano 3 ragazzi che avevano avuto contatti con lui quella sera per interrogarli. Loro raccontano il film che vediamo, come sono arrivati a conoscerlo, cosa condiviso, e perché. Insomma: è un giallo che in realtà racconta altro. Racconta la completa follia del mondo anni Ottana, attraverso quella dei protagonisti del grande cinema italiano di quegli anni. Un mix di bravissimi attori che interpretano se stessi, e il ruolo della scrittrice che partecipava al premio è straordinario per come rappresenta le nostre donne di quegli anni, o almeno le figlie della borghesia romana pasticcciona, viziata e straricca. Film girato bene, scivola via leggero e veloce nella narrazione. Racconta una storia apparentemente di alcuni, che invece, per chi, come me, ha vissuto la Roma di quei tempi, diventa collettiva e i giovani sabini, che amavano e vivevano la Roma notturna, erano fessi come i due protagonisti del film, il siciliano e il toscano finalisti del premio Solinas. La Archibugi, nel film, racconta lei medesima, ingenua e viziata fino all'inverosimile. Un bel film da vedere ma sempre troppo romano de Roma, oramai come tutti i film italiani da decenni. Intenso, gradevole e leggero, ma non certamente il migliore di un regista più bravo a scegliere le mogli che a ricordare le date.