6. ago, 2018

Il dissenso è morto, nessuna resurrezione a breve.

Il dissenso muore ogni volta qualcuno di noi lo manifesta apertamente, ai nostri tempi, il messaggio dissenziente non passa e non si sviluppa. E' dal nostro punto di vista la completa vittoria del neoliberismo sull'immaginario collettivo, l'essere riuscito a proporsi e rivelarsi come una specie di utopia realizzata, sbocco naturale della storia, esito inevitabile delle vicende umane. Un' intuizione intellettuale, e un grido di allarme, di pochi illustri pensatori (alcuni ricorderanno l'allarmismo pasoliniano), che poi si avvereranno per diventare vita concreta per miliardi di esseri umani sparsi in ogni continente, perfettamente globalizzati ed integrati. Noi, io compreso, abbiamo sottovalutato quelle teste che all'implosione del partito comunista ci dicevano che quella sarebbe stata la marcia trionfale dell'economia senza regole e delle forme mentali che ne sarebbero scaturite. I neoliberisti, con il profitto, hanno sostituito tutti gli dei inventati dagli uomini, in un unico dio con miliardi di servitori ubbidienti. Quel criticato piattismo comunista, divenne così, l'ultimo tassello di una costruzione ideologica pura chiamato socialismo, nato direttamente dal pensiero illuminista. Oggi parlare di socialismo e ancora peggio di comunismo si rischia di essere linciati, ma attenzione non dai potenti, ma dai poveri che ancora non hanno perso la loro aggressiva ricerca di affermazione e ricchezza. E' il tempo assoluto della sconfitta del senso di collettività a vantaggio dei vizi privati che nell'immaginario collettivo sono assurti a virtù pubbliche da adorare. Una specie di gossip continuo che annichilisce i sui seguaci appassionati e li rende succubi fragili e nello stesso tempo aspiranti attori, colpevoli di non essere riusciti a emulare le gesta dei propri idoli su quei notiziari ben rappresentati ed esaltati. In questi anni mentre ci affezionavamo sempre più ai nostri giochi elettronici, sempre più distratti abbiamo perso ogni residuo senso di collettivismo e solidarietà. Margaret Thatcher affermando: “conosco solo individui” non organizzazioni, metteva il dito sulle scarse qualità dei singoli "incapaci" per cui non <<avere successo>> è una colpa dell'individuo e le leggi favorevoli ai più ricchi necessarie per fare la carità ai poveri incapaci che invece di diritti avranno solo elemosine. Il cristianesimo, con papi, cardinali e vescovi sempre sulle copertine, insegna e benedice.