25. mag, 2018

Groviglio quotidiano, il fascino ambiguo della città.

La vita di città e quasi sempre un'esperienza ambigua. E' attraente e repellente. La varietà dell'ambiente urbano è fonte di paura, oggi più che mai per coloro che hanno perduto l'indole familiare, scaraventati in uno stato di incertezza dal processo di globalizzazione. Lo stesso ambiente, ci sorprende con il nuovo, con la varietà delle facce, ci affascina con le sue luci e le sue prospettive. Vivere in città è un'esperienza senza dubbio ambivalente. Tanto più è grande una città, tanto più ci inonda di attrattive. La massiccia presenza di estranei e causa di repulsione, ma anche una calamita per tantissimi uomini e donne stanchi della monotonia della vita rurale e di paese. Perché questo? Perché in paesi e campagne, la ripetitività di comportamenti e delle facce, fa crescere monotonia e dirada opportunità e prospettive. Il variare produce occasioni di tutti i tipi e per tutti i gusti e tanto più è grande una città, tanto più cresce il suo potere di attrazione. L'archiettura dovrebbe favorire l'interazione tra estranei invece alimenta, proponendo la "segregazione" (condomini a prova di intruso, sempre più fortificati), come antidoto alla minaccia rappresentata dagli stranieri. Questa segregazione nei quartieri residenziali, sempre più differenziati gli uni dagli altri, produce e alimenta, un impulso a escludere e segregare, come una malattia virale che rende difficoltoso il convivere tra estranei, elemento che spaventa, ma affascina tutti noi.