18. mag, 2018

Il grande imprenditore italiano, umile servitore di se stesso.

Si alza prestissimo, apre i cancelli, avvia le macchine avvia i computer, insomma oltre che sudare da anche l'esempio. Questo è lo zoccolo duro dell'impresa nostrana, che si esalta nella genialità individuale per poi passare alla  italianissima mediocrità della strutturazione delle idee pur se buone. Nascono così cose assai modeste e obsolete. Insomma "l'umile imprenditore" lavorante di se stesso, vuole solo risparmiare denaro, contare sulla <genialità perdurante> per evitare rischi, sempre pronto a dire che il fallimento di un progetto dipende dagli altri e solo dagli altri. Odia i politici perché incapaci, non tollera i sindacati, avversa chi ha qualità che oscurano le sue, si circonda di adulatori e incapaci. Lui, del resto, è convinto di essere il primo in ogni campo, un dio terreno, che arriva per primo in azienda, il primo per capacità e intelletto e non può essere contraddetto perché mette i soldi e subisce le angherie del fisco e se gli fai venire dubbi sulla sua superiorità ti licenzia.