31. mar, 2018

Il sottile filo tra sessualità sana e quella perversa.

L'appagamento sessuale sembra condannato a restare sfuggente, come la vera identità sessuale di ognuno di noi. Ci spiega Bauman: <<l'identità sessuale, al pari di altri aspetti di identità nella socialità moderna, è veleno e nello stesso momento il suo antidoto e destinata ad essere un perenne divenire>>. Non vogliamo generalizzare, ma questo concetto coglie la "rotonda" su cui transitano le nostre preferenze sessuali. La vivibilità del desiderio, in una vera ambiguità, lacera e condiziona ogni scelta sessuale, ma protegge contro insuccessi o fallimenti (mancati piaceri). Un conto è "ho sbagliato partner" e un'altra cosa è l'umiliazione che deriva da un vero fallimento di rapporto. Capire chi siamo sessualmente non è così semplice, non siamo immutabili, non siamo permanenti, ad essere attenti siamo un processo, un divenire pieno di impantanamenti ed errori, di tentativi incerti, di occasioni mancate, ma anche di gioie e sollievi. Rispetto agli anni passati assistiamo a uno scenario dove il confine tra manifestazioni sessuali "sane" (se è giusto etichettarle così), e quelle perverse è labilissimo. Come in un vero processo di civilizzazione del desiderio sessuale e abbellimento personale, le nostre compagne non hanno solo voglia di sesso, ma lo camuffano e accrescono in un intreccio di sentimenti nascenti, in gesti di gioia amorosa, con a fianco di un'eccitazione a dir poco entusiasmante e impetuosa. Esse, non mostrano solo esuberanza sessuale, ma una voglia di amare ampia, assoluta, coinvolgente. A priori processano e reprimono le componenti tradizionalmente considerate perverse dell'eccitamento sessuale, non accettano un impulso fine a se stesso, ma sono curiose di nuove sensazioni. In questa plateale, quanto incredibile messa in scena, le nostre donne di oggi, abbattono l'erotismo di sola estetica e tendono a sublimare gli istinti sessuali, di scambiare l'obiettivo originariamente sessuale con un altro scopo, "socialmente accettabile", intimamente "bello". Per ragioni etiche? Per senso di socializzazione? No, queste amabili, quanto adorabili e consapevoli mistificatrici, vogliono ridurre fino a sopprimere quel filo sottile tra sessualità sana e sessualità perversa. Cercano astutamente nella perversione, l'elemento eccitante e amabile che produce o accresce il desiderio. Oggi ci riescono in tante. Sono loro che compiono (e ci fanno compiere) quel salto culturale verso una più definita identità sessuale, che nei maschi è vana ricerca, che si smarrisce nel culto della pornografia, e della prestazione atletico/erotica. L'uso commerciale di questi comportamenti ha prodotto il Viagra, (65 milioni di prescrizioni in pochissimo tempo), un elemento quest'ultimo, che sostituisce il desiderio con un processo muscolare meccanico durevole, molto virile, che nasconde ogni titubanza e fragilità con il culto della prestazione, forte, energica, e tecnicamente perfetta. Proprio quello che le donne non sopportano. Loro amano la fantasia, l'imprevisto, l'incombente,  e soprattutto di essere desiderate, e noi maschietti dobbiamo fare attenzione, la qualità della loro e della nostra vita è, più di sempre, solo nelle loro mani.