20. feb, 2018

Sempre connessi, nelle relazioni conteniamo la nostra insicurezza.

Molti di voi avranno letto il grande romanzo di Robert Musil: L'umo senza qualità. Ulrich, l'eroe protagonista, non avendo qualità proprie, ereditate o definibili tali, doveva conquistarsi, rubandola agli altri, qualunque qualità potesse desiderare ricorrendo al proprio ingegno e acume. Era un uomo inquieto per via della caducità delle proprie conquiste, egli dovette rincorrere qualità diverse per tutta la vita. Alla stessa maniera l'uomo/eroe di oggi non è, senza qualità, ma senza legami. In particolare senza legami fissi. Non avendo legami indissolubili e dati una volta per tutte, l'uomo di oggi e i sui successori sono obbligati a costruire qualunque legame intendano usare come ponte di collegamento con il resto del mondo, usando ingegno, dedizione, acume e tutte le capacità disponibili. Slegati da tutto dobbiamo connetterci. Nessuna delle connessioni è durevole, la loro durata non è garantita, esse si moltiplicano per colmare il vuoto delle vecchie relazioni oramai scomparse. Le connessioni devono anche essere "allentate" per garantire la facilità di passaggio da una all'altra, se fossero connessioni profonde ecco che tutto rallenta e diventa doloroso, ogni passaggio da una connessione all'altra, senza velocità, diventerebbe un problema. Il vero protagonista della modernità non sono più uomini o donne, ma la relazione umana. Essa è estremamente fragile, insicura, e si alimenta con la sensazione di due opposti: stringere legami e mantenerli allentati. Un equilibrismo che nasce dal bisogno di aggregazione e di una mano su cui poter contare nel momento del bisogno, che genera ansia di instaurare relazioni e nel contempo ecco la paura di restare impigliati in situazioni stabili e senza facile uscita. Ecco che le relazioni di oggi vacillano tra sogno e incubo e nessuno può mai dire quando l'uno si trasforma nell'altro. Oggigiorno quello delle relazioni è l'argomento sulla bocca di tutti, è l'unico gioco dove valga la pena di partecipare. Partecipare è rassicurante, non importa se le relazioni sono soddisfacenti o meno, se hanno successo o meno, vivendole capiamo meglio chi siamo e pensiamo a un futuro non certo da soli.