9. ott, 2017

Il nostro inconscio e la nostra felicità

Ecco, cos’è l’inconscio? Ci piace come lo definisce il Prof. Massimo Recalcati psicanalista:

<L’inconscio non ha la natura di un oggetto, non è una cosa, non occupa uno spazio, dunque non può essere misurato, pesato, calcolato>. Sfugge, non essendo un oggetto empirico ad ogni procedura di quantificazione. Questo è estremamente importante in quanto la nostra epoca coltiva il feticismo della misura, dei numeri, degli algoritmi. Tutto deve e può essere misurabile quantificabile, schedabile. L’inconscio non lo possiamo guardare come gli altri organi del corpo, né occupa una zona del cervello, esso è un «evento», è un’esperienza. Quindi è un genere di esperienza e un accadere che ci sorprende. E’ una sorpresa, uno scompaginamento delle nostre consuetudini, è qualcosa del nostro interno, della nostra identità, di quello che noi pensiamo di essere, che cede, perde padronanza, perde potere. L'identificazione dell'inconscio è molto importante, perché oggi siamo difronte al culto generalizzato dell’Io e del principio di prestazione. Un ego dominante sostiene il mito della padronanza, che genera l’illusione di poter governare la propria vita, questo è un Io esagerato ed è fonte certa di sofferenza. Possiamo aggiungere che l’esperienza, l’evento dell’inconscio è quella dell’Io che si sgonfia, <che buca>, uno spiazzamento dell’Io, un vacillare, uno scompaginamento del modo di essere.