20. set, 2017

Saper vivere, essere visibili, non solo <consumatori>.

Un vortice di profili che ci studia e classifica. Statistiche e graduatorie del consumatore.

La crescita dei consumi, la crescita del PIL, la crescita della soddisfazione dei consumatori, sta ad indicare un aumento del benessere, ma ignora che un malessere psichico si sviluppa affiancando la crescita del benessere materiale. Ricordiamo tutti, i giovani californiani figli di ricchi, che scelsero un novello epicureismo negli anni settanta. Il benessere inteso nei paesi occidentali si identifica con il molto avere in una frequente e grande contrapposizione tra essere ed avere e non si ferma in questa dialettica frontista. Il buon vivere degli occidentali, ingloba tutti gli aspetti positivi del benessere materiale, rifiuta quelli negativi che provocano malessere e cerca la via più avanzata di una ricerca del buon vivere che riesca a fondere alcuni aspetti epicurei con il pragmatismo di un materialismo meno becero e meno insostenibile per il pianeta terra. Vivere bene è arte di vivere, ed è cosa assai difficile da raggiungere nel degrado della qualità della vita pressato dal calcolo delle quantità, dalla burocratizzazione dei consumi, nell’avanzata dell’anonimato meccanizzato dalle statistiche e dalle graduatorie dei tanti profili: profilo del risparmiatore, profilo del consumatore, profilo dell’investitore, profili dell’utente tipo, profilo della quantità di aria che un individuo respira. In tutti questi profili il buon vivere dovrebbe essere insegnato, o quantomeno provare a creare le difese per districarsi nei profili senza soccombere. Questo aspetto lo tratteremo più avanti. Un vortice meccanizzato che ci <tratta> come un meccanismo, ci classifica, ci cronometra, ci <trita>.