10. lug, 2017

Il ventunesimo secolo ci impone il destino globale.

Dicevamo che la condizione umana dovrebbe essere oggetto essenziale di ogni insegnamento. Si tratta di compredere, a partire dalle discipline attuali, come riconoscere l'unità e la complessità umana, riunendo e riorganizzando conoscenze disperse nelle scienze naturali, nella biologia, nella psicologia, nella letteratura e nella filosofia e ricostruire il legame indissolubile tra unicità e diversità di tutto ciò che è umano. Il nuovo destino planetario del genere umano è un'altra realtà ignorata dall'insegnamento. Lo sviluppo del ruolo planetario dell'uomo aumenta costantemente, eppure nelle scuole si insegna l'uomo <etnia>, localizzato nella sua piccola area di usi e costumi e questo alimenta il mancato sviluppo di una coscienza ecologica generale, e per tutte le aree geografiche. Occorre che l'essere umano sia cosciente che la guerra non riguarda più questo o quel paese <tanto è lontano ci viene spontaneo>. Eppure non c'è guerra, con le armi oggi a disposizioni che non sia una catastrofe di massa. Ogni guerra riguarda tutto il globo terrestre ed anche lo spazio. Occorre che sia comprensibile che l'aumento della temperatura terrestre non riguarda solo acuni paesi ma tutti gli stati del mondo. Occorre insegnare la storia dell'era planetaria, che comincia con la comunicazione di massa tra tutti i continenti nel ventunesimo secolo e mostrare come tutte le parti del mondo siano diventate intersolidali, scambiano beni in tempi rapidissimi, e restano connesse a una sola rete. Un ventunesimo secolo dove non esistono problemi di vita o di morte per questo o quel popolo ma tutti gli umani hanno un destino di appartenza comune. La priorità è avere coscienza della aumentata fragilità del pianeta terra, in un'epoca dove la vita di ogni essere umano è segnata da tante troppe incertezze.