24. giu, 2017

La conoscenza della conoscenza e l'errore.

E' mortificante che l'educazione, che mira a comunicare conoscenza, abbia una vera e propria cecità verso ciò che è la conoscenza umana, verso i suoi meccanismi, le sue difficoltà, le sue porpensioni all'errore, alle sue illusioni e che non si preoccupi affatto di insegnare cos'è conoscere. La conoscenza della conoscenza dovrebbe essere una necessità primaria che sia di preparazione verso i rischi permanenti di errori ed illusioni. E' come attrezzare le nostre teste verso la battaglia campale per la lucidità. Essere lucidi ci preserva dall'inseguire il bene apparente da quello necessario e vitale. Ci serve studiare i processi cerebrali e il loro evolversi, le disposizioni psichiche che ci portano frequentemente all'errore, a credere a qualcosa di errato che ci viene spacciato per buono. Discernere è fondamentale. Il problema centrale è promuovere una conoscenza globale, di insieme, di interesse generale, di veduta generale, a cui inserire e far lievitare le conoscenze parziali o locali. Questa capacità naturale di inserire tutte le informazioni che riceviamo in un insieme, è un'attitudine umana esistente ed andrebbe potenziata con un vero insegnamento e a tutte le età. Dal mancato sviluppo della nostra capacità di inserire correttamente nell'insieme della conoscenza globale, le informazioni minute che riceviamo continuamente, nasce l'errore. Nei confronti dell'errore,  produciamo due tipi di errore: la sovrastima, l'accrescimento di esso e sottostimarlo. Cartesio diceva: <l'errore è qualcosa che non riconosciamo come tale>. Nel L'eloge de l'erreur di Degos leggiamo: l'errore in rapporto a un sistema irrigidito nelle sue  certezze o verità, è "motore di vita" porta all'inatteso, a scoperte a innovazione.