7. giu, 2017

La classe insegnante e l'umanesimo che regredisce.

Per insegnare, diceva Platone, c'è bisogno dell'Eros, cioé dell'amore per l'insegnamento. La passione dell'insegnante per il suo messaggio, per la sua missione, per i suoi allievi ha un'influenza reale e fantastica. Fa sbocciare una vocazione da matematico, da scienziato, da uomo di lettere. Ci sono professori, uomini e donne, posseduti dalla passione per il loro lavoro pedagogico. Io ne ho conosciuti. Alle medie inferiori si chiamava Luigi Bertoccioni, insegnò a scrivere correttamente a degli asini assoluti. Al liceo, si chiamava Fabio De Felice, insegnante di filosofia e storico kantiano, in preda a Eros e in pieno delirio di onnipotenza personale. Fu la passione degli istitutori agricoli o "di campagna" che, nella prima metà del ventesimo secolo, come preti della laicità, convinti di portare i Lumi contro l'oscurantismo e clericalismo dell'epoca. Furono molti insegnanti alle scuole secondarie a mostrare passione, coscienti e felici, del loro insostituibile ruolo culturale. Questa anima resta ancora grande per molti anche oggi, nonostante che il corpo insegnante subisca una grande demoralizzazione nel degrado del loro prestigio e del proprio status. In scacco difronte al controllo delle famiglie, difronte ai muri mediatici sfruttati nella <lotta di classe> tra insegnanti ed insegnati. Le fonti della loro demoralizzazione sono diverse, e questo porta alla chiusura, alla rassegnazione, alla burocratizzazione, all'alienazione della loro missione. Ma il fronte più complesso e più deleterio arriva dai <raggruppamenti tecnologici>. Essi, formati da politici, imprenditori, tendono ad imporre i propri criteri di efficienza, di redditività, di competività a tutto il sistema insegnante sia delle secondarie che delle università. Anche la letteratura e la filosofia, così difficili da valutare, vengono inserite in un gigantesco sistema di valutazioni quantitative che si generalizza in tutta la società, dove i valutatori sono messi insieme ai valutati in un insieme, appunto dove supervalutatori (i detentori del potere reale, spesso senza titoli di studio) valutano tutto senza essere mai stati valutati. Il calcolo, l'utilitarismo di pochi invade tutto il sistema con sondaggi, crescite, classifiche dove il quantitativo scaccia il qualitativo, dove l'umanesimo regredisce spaventosamente sotto la spinta tecno-economica.