8. apr, 2017

Occorre rispolverare la <comprensione>

E' la comprensione, la grande assente dei nostri tempi. Essa è sempre minacciata, dal chiasso fra emittente e ricevente, dal malinteso, dal non inteso e dalla incapacità di capire il sottinteso. Non comprendiamo il senso della parola dell'altro, né la sua visione del mondo. Ci sono troppi malintesi e così la parola cultura diventa un autentico camaleonte concettuale e può significare: a) tutto ciò che, non essendo naturalmente innato, deve essere appreso, acquisito; b) gli usi, i valori, le credenze di un'etnia o di una nazione; c) la cultura <coltivata> della nostra civiltà, quella apportata dalla nostra cultura umanistica, dalla letteratura, dalle arti, dalla filosofia. Un tedesco che viene in Italia, come fa a capire il contrasto tra <vieni caro> detto da un impetuoso amante e un <vieni caro> detto da una prostituta. L'ignoranza dei riti e dei costumi di una categoria o classe sociale, genera situazioni che possono invece offendere inconsapevolmente e degradare anche se stessi nei confronti di altri. All'interno di una filosofia possono essere assenti argomenti e lo spazio per accedere e comprendere altre filosofie. La cosa più grave è l'impossibilità di comprensione di una struttura mentale complessa da parte di una struttura mentale riduttrice o semplificatrice. Consentendo la comprensione solo in un senso. La comprensione comporta una parte soggettiva irriducibile e questa è, nello stesso tempo, strumento e fonte della comunicazione umana. Se vedo un bambino piangere, lo comprenderò non certo dalla sonorità del suo pianto, ma ritrovando i miei sconforti infantili, identificandolo con me e identificandomi a lui.