3. feb, 2017

Non basta essere conoscitori e utilizzatori delle tecniche, occorre saper vivere!!

Questa crisi dell’educazione non possiamo tenerla separata da una crisi di civiltà così evidente e pesante, essa è solo una delle componenti. E’ associata a un degrado delle solidarietà tradizionali (famiglia, vicinato, paese natio, lavoro) manca quell’io di appartenenza a una nazione a un modo di vivere specifico, l’individualismo non contempla oltre il suo egocentrismo, non saluta, no n usa cortesia, non sa attendere, è vigliacco si nasconde ovunque in una cittadinanza del mondo senza appartenenza a un mondo. Non contribuisce alla vivibilità del mondo, tutto è compartimentato. Gli uffici pubblici, i servizi, le aziende ogni luogo sembra strutturato per non stabilire legami tra individui che lo frequentano, arrediamo costantemente e con tenacia «non luoghi»  dove tutti fanno le stesse cose senza stabilire un contatto che sappia di umanità. Con questo intendiamo di introdurre la crisi dell’educazione in un contesto di crisi strutturato, lungo, ed ampio, che comporti non solo la considerazione della cultura giovanile e della vita dei giovani, ma l’insieme dei problemi di società e di civiltà nei quali sprofondano i problemi dell’educazione. Viviamo una crisi di civiltà, una crisi di società, una crisi di democrazia, nelle quali si è introdotta una gravissima crisi economica i cui effetti sono il peggioramento delle crisi sopra indicate, aggravandole e addirittura producendo un’inversione di tendenza sulla qualità del vivere democratico, che sembrava non smettesse di migliorare dal dopoguerra, cioè da settanta anni. La crisi dell’educazione dipende dalle altre crisi e le altre crisi anche dalla crisi dell’educazione. Tutte queste crisi dipendono da una crisi generale della conoscenza. Queste crisi si inscrivono in una fosca spirale di crisi il cui insieme forma la crisi dell’umanità, abbandonata al corso sfrenato del mercato senza regole, alla corsa delle tecniche che la scienza produce, agli interessi di speculatori su beni necessari alla sopravvivenza, alle ingiustizie madornali sulla ripartizione della ricchezza tra gli stati e in ogni Stato aumentano i poveri  e diminuiscono i ricchi che diventano sempre più ricchi.