15. dic, 2016

Ancora sulla crisi dell'educazione

..continuazione:

Il ruolo delle università.

Il mercato e le spinte tecno-economiche dominanti, considerano la cultura umanistica senza interesse o un puro lusso, spinge per ridurre i corsi di storia, quelli di letteratura, ed eliminare come ciarla la filosofia. Le conoscenze calcolatrici e quantistiche progrediscono a scapito delle conoscenze riflessive, qualitative e critiche. Non c’è solo disprezzo o mancanza di comunicazione tra conoscenza scientifica e conoscenza umanistica, c’è pericolo per la cultura, per lo spirito critico e il pensiero irriverente, che sono alla base della figura umana sul pianeta terra. L’università subisce più gravemente la pressione che le leggi del mercato esercitano su tutta la scuola. Ad essa si chiede redditività paritetica a quella dei criteri di business. Aver creato l’autonomia finanziaria delle università rispetto allo Stato ha di fatto alimentato in esse il modello d’impresa, poche risorse, tanti risultati e attenzione solo al contingente, al pratico senza perdite di tempo. Sono pochi coloro che richiamano alla vera mission delle università che è non solo di adattarsi al presente ed al mercato, ma anche di adattare il presente alla sua cultura/missione trans-secolare. Gli studenti durante il periodo degli studi sono minacciati dalla fretta e dopo aver finito ecco la minaccia più grave della disoccupazione. Sono questi gli stessi argomenti discussi sull’importanza della laicità come virtù dell’insegnamento, ma oggi abbiamo anche bisogno di moderazione e espansione, per non creare geni tecnici specialisti incapaci di gestire se stessi nella sfera privata e politica, in difficoltà seria, non appena fuori dall’organizzazione lavorativa.