1. dic, 2016

Quando parliamo di crisi dell’educazione di cosa ci stiamo veramente occupando?

Quando si parla di crisi dell’educazione viene subito in mente aspetti violenti di contrasto come in un recente passato. Poi si pensa alla «lotta di classe», non quella vera ma dentro le classi, fra la classe adolescente e la classe insegnante adulta: baccano. Distrazione, chiacchiere, disobbedienza, insulti, scortesie, punizioni, messa in castigo, espulsione in corridoio o sospensione (chi non ricorda queste amenità). Ora nelle università ricorso sistematico a Wikipedia e Google per prendere in fallo un insegnante. Quando la visione è unilaterale si vede la sofferenza di allievi ed insegnanti. Se si ha la mente un po’ attenta, si vedono chiari i disagi di entrambe le fazioni, il peggio per gli uni e per gli altri è l’umiliazione. Altrettanto chiara è l’aspettativa delle due parti ovvero la comprensione. Bisogna innanzitutto comprendere che, a partire dagli anni Sessanta, si è prodotta la formazione di una classe adolescente con la sua cultura, i suoi costumi (rock, punk, abiti, linguaggio), con la sua autonomia rivendicata. Nel 1968, essa di è rivoltata contro la classe adulta, ha fatto a pezzi la scuola di allora, che in seguito ha faticato a rabberciarsi. Ma la macchina insegnante si «tetanizza», ormai al minimo sciopero studentesco, i professori conoscono questa cultura giovanile sono parzialmente e gli allievi ignorano completamente le afflizioni degli insegnanti della scuola secondaria. Degrado del prestigio, burocratizzazione, interventi non sempre opportuni di genitori a fianco dei figli, sofferenza per la confusione e le aggressioni e tutto questo produce il ricorso alla disciplina come ultima spiaggia di vivibilità. Noi «adulti da parecchio», che siamo stati formati in un mondo nel quale c’erano campagne, mucche, animali da cortile, maiali, stilografiche, macchine da scrivere incerte e stufe al carbone, siamo sconcertati da una gioventù che vede le mucche solo a cinema o quelle di plastica davanti Roadhouse, non ha mai pescato un pesce ma in compenso usa il computer con grande brio. ..continua