3. nov, 2016

Oggi non ci sono i padri, e con essi è scomparso il "senso del limite" nei figli.

Dopo il baccanale della figura patriarcale con i fascismi vari del primo  Novecento, ecco che nel 1969, nella stagione della grande contestazione, la psicanalisi inizia a parlare, dibattere sulla figura paterna che viene a mancare. Già durante il periodo dei totalitarismi la figura paterna è quella pubblica del padre assoluto, adorato dalle masse che in qualche modo annega in sé la vecchia figura del pater familias. Aveva già in se qualcosa di disumano se pensiamo alla retorica di Stalin o Hitler due paranoici che si sentivano «chiamati» dalla storia, dalla natura a fare il bene dell’umanità o della Germania o meglio ancora del comunismo. E sappiamo bene che quando qualcuno si sente chiamato dalla storia son dolori in tutte le epoche, non c’è più limite al male. Poi abbiamo i padri sgretolati e criticati dai figli (i padri della mia generazione, quella dei primi anni Cinquanta) il Sessantotto in fondo è la stagione in cui i figli della borghesia si ribellano nei confronti dei padri, poi anche di ogni ogni autorità non convincente, ecc. Il padre evaporato dalle figure dei tiranni subisce la contestazione della sua morale genitoriale, né contestano l’autorità ereditata. Egli non ha più autorità simbolica, non ha più autorevolezza. In altre parole la parola del padre nulla conta più, e via via si è cristallizzata e radicalizzata un’inconsistenza della legge simbolica incarnata dal padre. Oggi non possiamo parlare di crisi del padre, altrimenti dovremmo occuparci anche di quella della madre ma sicuramente è la crisi dei genitori, essi non sanno che pesci pigliare. Ma nella crisi del padre vediamo benissimo la vera crisi che è quella dell’educazione nella sua totalità, che è crisi di assenza del limite, di assenza di binari, un limite che ogni adolescente sente la mancanza per far si che esso, un giorno, sia valicabile o meno come scelta di giovane adulto. Restando nel nostro orticello possiamo dire che l’esistenza di questo limite preserva ed alimenta il desiderio che è il grande assente dei nostri tempi.