6. ott, 2016

Che fine ha fatto la saggezza?

Presto ridaremo grande spazio, nella rubrica <i nostri tempi> all’individualismo sfrenato che stiamo vivendo. Qui ci soffermiamo su come la nostra volontà di potenza, nel dopoguerra e in pieno boom economico, divenne «diritto al godimento», a un godimento di massa. Sotto la spinta di questo impulso mentale inarrestabile nell’area occidentale, il mondo ha assunto un modello prometeico, attivista, di dominio, di conquista del potere sulla natura (piccolo o grande purché sia potere), che esclude ogni forma di saggezza. Il problema della morte e di cosa facciamo della nostra vita è occultato dall’agitazione nella quale siamo trascinati. L’esercitare il nostro diritto al godimento ha portato ad un individualismo sfrenato che ha ucciso ogni forma di antica solidarietà, di altruismo, di senso critico verso tutto quello che concorre a un vero o finto benessere. L’individualismo possiede facce estremamente chiare: sono le libertà, le autonomie, le responsabilità e l’affermazione della propria volontà di potenza. Ha anche una faccia terribilmente oscura: l’egoismo, la solitudine, l’angoscia. Possiamo dire che il «malessere, la faccia oscura del mondo di oggi, colpisce non solo coloro che sono privati dei minimi materiali di vivibilità, ma anche coloro che godono di benessere. Da qui vediamo come simultaneamente al diritto al godimento di massa, in antitesi cogliamo un bisogno se non di saggezza almeno di sfuggire alla superficialità, alla frivolezza, alle intossicazioni consumiste, al potere del denaro, ricercando relazioni serene tra corpo e mente in ogni direzione possibile e questo genera altro affanno e altra inquietudine. Da qui, ecco il riemergere eterno delle eterne religioni, e anche di quelle moderne e modaiole, ecco il successo delle discipline scientifiche che curano le nuove nevrosi, ecco in grande fermento psicologi e psichiatri che guidano e rinnovano i successi del mondo farmaceutico e della chimica in genere.