19. set, 2016

Felicità, non solo sensazione, dice il genio di Leopardi

Chi ha visto l’ottimo film su Giacomo Leopardi, ricorderà come andava fuori dai gangheri, in una scontrosità che non gli si addiceva, quando qualcuno gli lasciava intendere che a causa delle sue malconce condizioni fisiche egli era un poeta romantico/pessimista. Certo si arrabbiava per il fatto che non era affatto pessimista, ma aveva il più avanzato concetto di felicità espresso da una mente umana. <l’esperienza di felicità non può esprimersi se essa accade solo come sensazione. Di certo agli uomini accade sentirsi felici quando, non si sa come, essi hanno la percezione di una illimitata espansione dei se!!>. Si realizza l’evento del nostro inconscio. Si realizza il nostro senso di potenza. Non è affatto necessario che l’uomo sia una potenza infinita, sia pur per un momento, gli riesca di portare all’acme le sue potenze, non è questione temporale ma di pura intensità!!! Si sparla che un uomo muore di dolore ma anche di felicità, infatti è falso. L’uomo sopravvive, in genere, al proprio dolore e convive anche con lo stordimento da felicità, mentre il dolore ci consuma, la felicità ci accompagna senza traumi restanti. Leopardi aggiunge: <gli uomini non sono felici per il fatto che non possono esserlo sempre>. Infatti la felicità è difficile da trovare ma ancor più difficile da conservare, essa è maggiore nel momento che la si sta raggiungendo e si patisce quando ci scappa via. La saggezza (il nostro concetto di felicità minima) consiglia di alimentarsi delle piccole felicità e trovare piacere nel quotidiano. Sembra una saggezza riduttiva e dimessa, ma non è così. Essa è grande e durevole, nasce dalla rinuncia all’eccesso, ovvero dalla pretesa incondizionata di assoluto piacere, che è alla base dell’infelicità senza ragione pratica.