26. lug, 2016

Il pessimismo, il senso del dovere e l'etica del lavoro.

Da dove arriva il nostro forte senso del dovere?
Il concetto del dovere, storicamente parlando, è stato un mezzo escogitato dagli uomini al potere per indurre altri uomini a vivere per l’interesse dei loro padroni anziché per il proprio. Naturalmente chi è scaltro uomo di potere riesce a nascondere anche a se stesso questo fatto, convincono anche se stessi che quello che dicono e fanno coincide con gli interessi allargati, dello stato, della gente e dell’umanità tutta.
Etica del lavoro è l’etica degli schiavi.
Le retribuzioni, i salari, i compensi, sono anche oggi erogati al lavorante, in base all'orario di lavoro, all'impegno, alla fedeltà e subalternità a colui che <paga> e non proporzionalmente al valore della produzione realizzata per suo merito, opera manuale o intellettuale o mista del soggetto lavorante. (in mezza giornata potrebbe produrre la stessa quantità di beni di un giorno intero, non lo fa in quanto deve restare in ogni caso disponibile 8 ore) Sempre è stato così. Anche nell’ultima guerra venne chiaramente dimostrato che grazie all’organizzazione delle produzioni, il fatto che le maggiori forze erano militari lontani dal lavoro delle aziende, non si registrarono cali di produttività ma solo grossi incrementi. Nel dopoguerra tutto tornò come prima: alcuni lavorano troppo e altri restano senza un lavoro e senza un salario. Perché questo? Perché il lavoro è un dovere e un uomo non deve ricevere un salario per quello che realmente produce, ma in proporzione del attaccamento al lavoro, della fedeltà al padrone, della rispondenza agli ordini che riceve. Questa è l’etica dello Stato schiavistico, non etica del lavoro.