Vivere bene: la filosofia della filosofia

15. gen, 2018

Tutti sentiamo il "bisogno di moralità"!! Questa espressione è già di per se un ossimoro, qualunque cosa risponda a un bisogno no ha nulla a che fare con la moralità, o quantomeno non è una morale appropriata. La moralità non è altro che una manifestazione di umanità innata. Non ha alcun fine, non ha profitto, non un agio e non può essere guidata da una speranza di lucro. Accade, che compiendo azioni oggettivamente buone, ne segua un qualche  utile, ma l'azione morale non può nascere da brama di profitto, in essa, qualsiasi secondo fine è escluso. La morale, anzi la pressione oggettiva verso un comportamento morale è sospinta dall'idea stessa di essere vivi e appartenere al genere umano e condividere il pianeta con altri che ci somigliano. Nella pratica, per quanto un essere umano possa risentirsi per essere stato lasciato solo con la propria capacità di giudizio e senso di responsabilità, è precisamente tale solitudine che contiene la speranza di un aggregazione intrisa di moralità. Speranza, non certezza. La spontaneità e la naturalezza delle scelte di vita, non garantiscono che l'esito sia in linea con una scelta appropriata e meritevole tra bene e male. Possiamo concludere che errori e scelte corrette nascono dalla medesima condizione, e che il terreno da dove scaturisce il comportamento morale è l'incertezza della condizione umana. Solo essendo consapevoli di questa incertezza che i nostri comportamenti giusti o meno giusti hanno un aspetto morale.

6. gen, 2018

Per chi non ha desiderio quale rimedio? Dice il Dr. Recalcati: «Il desiderio non si inietta, non è una sostanza. Non esiste Viagra. Il Viagra non alimenta il desiderio, ma semplicemente crea connessioni tra cervello e muscolo. Non esistono pillole». Il lavoro della psicanalisi moderna è indubbiamente un lavoro che riguarda la storia della persona, il suo metodo è sempre ascoltare le persone e come sempre accade si genera un legame tra chi racconta e chi ascolta. Questo legame è un legame affettivo, amorevole, genera un transfert nella ripetizione, nella relazione con lo psicanalista, degli odi e amori vissuti in precedenza. Nella psicanalisi moderna il transfert non è solo una ripetizione del passato, ma il passato che ripetendosi genera un nuovo incontro. E’ l’incontro con il desiderio, attraverso un’altra individualità, e questo può avere un effetto trasformativo notevole, cambia il soggetto affetto da nevrosi, lo trasforma. Gli adolescenti sono cambiati come sono cambiate le loro paure, non è più come vent’anni fa quando c’era il problema del corteggiamento, la paura di essere rifiutati, il rifugio nella masturbazione, c’era tutto un mondo che è quasi sparito del tutto. Oggi non esiste più il limite che separa con un certo rigorismo ciò che è immorale e ciò che non lo è, la dimensione erotica del desiderio non esiste più. Essa è sostituita da partner inumani che si moltiplicano. Stupefacenti, cibo, alcol, cocktail chimici, strumenti elettronici e tutta una lista di oggetti tecnologici «senza calore» che prendono il posto dell’altro sesso e rassicurano il soggetto su un godimento individuale dell’uno senza l’altro, senza scambio con l’altro. Che non incrocia legami affettivi, rassicurante, facile ed è quello che Lacan definiva il «godimento dell’idiota». Questa è l’idiozia dei nostri tempi, la fatica è fatica di desiderare, vale per tutti ma riguarda soprattutto per gli adolescenti.

30. dic, 2017

Sono cambiate le nevrosi. Dice il Dr. Recalcati: «il paziente freudiano classico esiste ancora ma è come un dinosauro verso l’estinzione» esso soffriva di difficoltà a manifestare il proprio desiderio difronte a realtà sociali avverse, difronte a culture oppressive. La, nevrosi, grande nemica di Freud era generata dallo scontro tra sogno e realtà, tra il principio di piacere e il principio di realtà, tra quello che desideriamo e gli argini che la società, la famiglia, la convivenza tra umani ponevano. Sta qui lo scontro da cui scaturiva il disagio della civiltà ai tempi di Freud. Oggi tutto questo è quasi scomparso. Oggi i tossicomani, i depressi, i perversi, per lo più giovanissimi il loro problema non nasce dal contrasto tra sogno e realtà ma dall’assenza del sogno. Il tema non è dialettica difficile tra sogno e reale, ma il fatto che desiderare è difficile. La depressione come condizione è sentire come la vita non ha più senso, che il futuro è come risucchiato dal passato, che tutto è già stato, tutto è inutile, tutto fu. Il depresso non ha avvenire all’orizzonte. Sempre il Dr.  Recalcati: «il depresso è come un viaggiatore seduto in stazione ad aspettare il treno, in uno scalo dove i treni non passano più da anni». Al posto del dinamismo vitale c’è il deserto.

20. dic, 2017

Occorre distinguere tra desiderio e capriccio. Se un figlio davanti al gelataio vuol farlo impazzire per la scelta dei gusti, non è un desiderio bensì un capriccio. Come possiamo differenziare il desiderio dal capriccio, è il punto cruciale della questione. Heidegger diceva: «nel desiderio se ne va la nostra esistenza». L’esistenza resta la stessa se scelgo un gelato al cioccolato o al pistacchio. Ne va della mia esistenza se scelgo di restare nell’azienda dei miei genitori oppure di diventare un pittore. Qui mi gioco la vita. Possiamo affermare che la scelta o meno di assecondare il nostro desiderio è una scelta etica. Oggi nel nostro tempo, l’etica dell’assunzione responsabile del nostro desiderio è costantemente evasa. Questo genera nuovi conflitti in noi stessi, non più conflitti tra sogno e realtà ma non riusciamo più a sognare, a desiderare. Le nevrosi del paziente freudiano stanno scomparendo, ecco nuove angosce e nuove patologie.

11. dic, 2017

Presto ridaremo grande spazio, nella rubrica <i nostri tempi> all’individualismo sfrenato che stiamo vivendo. Qui ci soffermiamo su come la nostra volontà di potenza, nel dopoguerra e in pieno boom economico, divenne «diritto al godimento», a un godimento di massa. Sotto la spinta di questo impulso mentale inarrestabile nell’area occidentale, il mondo ha assunto un modello prometeico, attivista, di dominio, di conquista del potere sulla natura (piccolo o grande purché sia potere), che esclude ogni forma di saggezza. Il problema della morte e di cosa facciamo della nostra vita è occultato dall’agitazione nella quale siamo trascinati. L’esercitare il nostro diritto al godimento ha portato ad un individualismo sfrenato che ha ucciso ogni forma di antica solidarietà, di altruismo, di senso critico verso tutto quello che concorre a un vero o finto benessere. L’individualismo possiede facce estremamente chiare: sono le libertà, le autonomie, le responsabilità e l’affermazione della propria volontà di potenza. Ha anche una faccia terribilmente oscura: l’egoismo, la solitudine, l’angoscia. Possiamo dire che il «malessere, la faccia oscura del mondo di oggi, colpisce non solo coloro che sono privati dei minimi materiali di vivibilità, ma anche coloro che godono di benessere. Da qui vediamo come simultaneamente al diritto al godimento di massa, in antitesi cogliamo un bisogno se non di saggezza almeno di sfuggire alla superficialità, alla frivolezza, alle intossicazioni consumiste, al potere del denaro, ricercando relazioni serene tra corpo e mente in ogni direzione possibile e questo genera altro affanno e altra inquietudine. Da qui, ecco il riemergere eterno delle eterne religioni, e anche di quelle moderne e modaiole, ecco il successo delle discipline scientifiche che curano le nuove nevrosi, ecco in grande fermento psicologi e psichiatri che guidano e rinnovano i successi del mondo farmaceutico e della chimica in genere.