Vivere bene: la filosofia della filosofia

1. lug, 2019

Conclusione.

Gli intellettuali europei di sinistra degli anni Trenta furono affascinati dalla capacità disneyana di inventare un mondo alternativo che, nella sua allegra brigata, di fatto aboliva il dolore e rendeva inutile il rancore storico. Oggi, all'insaputa di miserabili e potenti, l'ecologia impone lo stesso processo, si prepara a scrivere la storia. Tutta l'umanità si prepara a sopravvivere alla cultura che lei stessa ha prodotto.  Assisteremo al paradosso di come il mondo, per restare vivibile, dovrà ridursi alla parodia di se stesso. Gli intellettuali di oggi, per il bene del pianeta, sono sicuri di spingerci a vivere la più risibile accelerata parodia delle nostre abitudini di vita. Nel 2019 siamo costretti a lasciare il presente per entrare nel mondo di ieri, di domani o della più sfrenata fantasia. Ridurre le emissioni nocive al pianeta, vuol dire ricominciare ad andare a piedi (il mondo di ieri), vuol dire sfruttare le risorse energetiche senza danneggiare l'ecoambiente (mondo di domani), spostarsi su un seggiolino pendente da un drone (mondo della fantasia e della tecnica). Tutti gli uomini di potere, politico, economico, religioso e finanziario per alimentare il proprio potere scommettono ciecamente sulla tecnica. Essa ufficialmente avrà il grande compito di modificare la situazione climatica e consentire all'uomo di riprodursi e mantenere buona vivibilità come sempre è stato. Nella realtà invece, aumenterà la ricchezza di alcuni soliti a scapito di miliardi di individui e delle risorse restanti del pianeta, e costruirà possibilità di vita interplanetaria (visto che la tecnica facilmente fallirà occorrerà fuggire). In questo caso, su otto miliardi di individui, solo gli eletti neoliberisti, quindi qualche migliaio di soggetti privilegiati potrà accedere a questa possibilità, e gli altri? Nessuno lo dirà mai e a nessuno frega nulla di quello che resterà sulla terra. Noi esseri normali che crediamo improbabile la fuga e illusoria una soluzione tecnica  che riorganizzi gli otto miliardi di individui esistenti sulla terra, pensiamo che ognuno di noi debba scegliersi la direzione più congeniale (tra quella di ieri, di domani o della fantasia) e operare velocemente con tutte le forze possibili, solo questo ci farà uscire dasi sensi di colpa e dalla paura che ci inseguono per i danni planetari esistenti, chiaramente visibili e in divenire.

28. giu, 2019

...quarta parte

La questione non è che tipo di apporto daranno le varie discipline della conoscenza, ma che esse siano strumenti. Quindi strumenti che hanno a che fare con la cultura, con il sapere, con il pensiero. Una specie di macchina complessa che se la usi bene risolverà problemi oppure accelererà catastrofi. Il punto centrale è il buon uso dei concetti e non delle cose. Questo ragionare impone ripensare l’università, significa ripensare i saperi nel loro insieme, e questo implica rivedere l’etnocentrismo. (Tendenza a giudicare la storia, la struttura sociale e la cultura dei gruppi umani diversi dal gruppo cui si appartiene secondo i valori propri di questo, tenuto come ideale centro e punto di riferimento dell'analisi). Èd è questa, una questione totalmente ecologica. Un altro problema è la resistenza politica, alla poca comunicazione tra i problemi comunisti e i problemi verdi e i problemi diciamo del comunitarismo.  <<L’immigrato mi vuole rubare il lavoro>> è una frase che viene ripetuta all’infinito, quando invece il problema non è l’immigrato e nemmeno la delocalizzazione, il problema è l’egemonia della classe borghese (per dirla alla Gramsci), una situazione inamovibile. L’ecologia serve per fare un tutto del termine natura-cultura, rimettendo in discussione anche le nostre narrazioni di una società più giusta. Facciamo un esempio: a Parigi si fa casino per il contratto di lavoro ma si ignora che a Calais ci sono ventimila profughi malridotti. Qui l’assenza di umanità sembra diventata una forma di dominio come quando la natura umana era sempre in prima fila. Se parliamo di guerra lo facciamo in generale ma la guerra ha tante forme e interessa molto. Prendiamo il femminismo, non è forse la guerra più coinvolgente più totale ed eterna? Come possiamo capire perché una donna vuole andare a fare la guerra se non riconosciamo il legame tra natura e cultura? Continua...

27. giu, 2019

...terza parte

Il pensiero di Guattari è assai raffinato. L’uomo non come oggetto di studio, ma come chiave di lettura per i tanti temi esistenziali, ecosofici o ecologici generali. E’ qui dove abbiamo ampliato la nostra visuale. Abbiamo inserito l’etnologia nella filosofia teoretica, meno garanzie per il ricercatore ma tutto più trascendentale e immanente. L’utilizzo dell’ecologia sociale, dell’ecologia ambientale ci porta dritti dritti ad allontanare la scienza dal positivismo e questa è la prima grande novità. La seconda sarà che i filosofi non dovrebbero pensare di essere i detentori dell’unico sapere assoluto, ma devono riconoscere un ruolo similare alla scienza. Interessa incrociare scienza e filosofia non in senso storicistico ed arriviamo così alla “scienza nomade” di Deleuze e Guattari. Le rivoluzioni scientifiche creano molte possibilità e opportunità ma se ne appropriano sia il positivismo sia la politica che percorrono alcune strade e altre vengono interrotte e che per noi invece, sono importanti, determinanti o occasioni perse. Riformulare il concetto di ambiente slegandolo da quello di natura e cultura può far divenire importanti alcuni pensatori rispetto ad altri. Se strappiamo la scienza dal positivismo ci avviciniamo anche al suo allontanamento dall’empirismo e definitivamente dalla metafisica. Questo è importantissimo, perché l’ecologia è una di quelle scienze che pongono in questione il rapporto conoscitivo con il mondo. Si accorcerebbe la distanza tra ecologia ed economia e quando si dice che i problemi del mondo sono economici, e tutto è stato pensato, proviamo a partire dall’ecologia per arrivare alla risoluzione di problemi legati alle condizioni economiche inserendo la geografia contro la globalizzazione. Sempre Deleuze ci fa comprendere che su un problema complesso non occorre che ogni disciplina dica la sua, ma sviluppare una ricerca unificata e una risoluzione dei problemi comuni a tutte le logiche di potere. Continua…

23. giu, 2019

...seconda parte

Chiudevamo il post precedente con l’idea che tra natura e cultura c’è un legame indissolubile e c’è anche totale assenza di dialettica, quindi dal punto di vista teoretico (o filosofico) occorre introdurre il concetto di antidialettica. Giustamente diventa molto interessante porre il problema della distinzione tra natura e cultura. I docenti di filosofia hanno grande cocciutaggine, ad esempio si ostinano a non accettare la possibilità che a volte la scienza possa fornire degli strumenti interessanti e utili per affrontare la questione della natura. In tal senso l’antropologia e l’etnologia possono rivelarsi indispensabili per affrontare il problema della cultura, riuscendo a fare luce laddove la teoresi speculativa non riesce. In entrambi i casi l’ecologia è un’opportunità che può essere colta dai filosofi per far capire che la filosofia non è una scienza naturale, sociale, umana, ma la possibilità di avere la panoramica delle connessioni esistenziali e di agirvi. Senza l’ecologia i filosofi trasformerebbero la questione dell’ambiente e il rapporto natura-cultura a una discussione che ripartirebbe dall’uomo senza produrre un miglioramento, una convinzione più convincente. Inserendo l’etnologia possiamo dire sicuramente di aver allargato la visuale. (L’etnologia è una branca dell'antropologia che si occupa di studiare e confrontare le popolazioni attualmente esistenti nel mondo). Continua…

21. giu, 2019

Prima parte

Proviamo a rispondere alla domanda: <<cos'è l'uomo oggi>> restando fuori dai canoni consueti. Seguiamo una sorta di linea di pensiero non canonico, diverso dalla filosofia che viene insegnata solitamente. E’ questo sicuramente un progetto, un rizoma filosofico. Osiamo, quindi partire da Deckard per poi avanzare con Rocco Ronchi e le sue Officine Filosofiche. Il tema principale, tanto di Deckard quanto di Officine Filosofiche, è proprio l’ecologia, l’uomo in chiave ecologica, visto in modi molto diversi. Se prendiamo Ronchi vuol dire che torniamo, come spessissimo ci accade, a Deleuze e Guattari. Dicevo fuori dai canoni inteso come punto di vista antinaturalista e fuori dalle logiche di potere consuete. Vediamo la scienza. La scienza ha il problema del naturalismo, rimanda all’aderenza tra coscienza e cervello, tra concetti e cose, la filosofia invece si basa su un’autonomia che persegue un sistema di sapere assoluto che determina costantemente la vita. Foucault diceva di non volerne sapere nulla della natura umana. Aveva ragione, ma perché lo diceva in quegli anni lì. Non credo che oggi sia ancora valida la sua posizione. Oggi ci sono problemi assai diversi da quelli degli anni Settanta. L’uomo ecologico o l’uomo ecosofico è un essere che ritorna alla natura o fuoriesce totalmente da essa? Il pensiero che mi si è formato negli ultimi tempi, dice che la natura non è mai esistita come esattamente non è mai esistita la cultura, entrambi le cose sono creazioni rizomatiche. Hanno un esistere in divenire. Quando parliamo di ecologia non ci riferiamo all’ambientalismo fine a se stesso, non è lotta agli ogm, perché gli ogm fanno male, ma è l’esigenza di andare oltre. A questo punto il concetto di natura umana è centrale ogni volta parliamo di altre culture. Ed ecco le solite domande; che cos’è l’uomo? tutti sono uomo? Sono tutti problemi vecchiotti, che ci fanno pensare ad altre domande: cosa può essere natura? Cosa può essere cultura? Natura e cultura non sono estranee, sono invece assolutamente legate. Continua…