Vivere bene: la filosofia della filosofia

16. ott, 2017

Dice ancora il Prof. Recalcati:

<La verità dell’inconscio, in termini di perdita di padronanza si manifesta nel desiderio, si manifesta con un effetto sorpresa> Ma come possiamo definire il desiderio? Possiamo chiamarlo <senso di affermazione> <volontà di potenza> per richiamare Nietzsche, o semplicemente realizzazione. Possiamo ben dire che l’esperienza del desiderio e un evento che ci porta via, che ci trascina, che noi non governiamo. Che noi non controlliamo. E’ qualcosa come sentiamo spesso dire <è più forte di me>, più forte in qualsiasi livello arriva l’evento. Il desiderio genera manifestazioni di ogni genere, le più semplici, le più nobili, le più impensate e le più meschine. Il desiderio si rivela con una volontà più forte di quella che siamo abituati e gestire, una forza che ci supera e ci oltrepassa. Il Prof. Recalcati evidenzia il pittore Morandi come esempio e racconta: <il padre si occupava di vini e aveva deciso che il figlio dovesse continuare quel mestiere e Morandi si trovò in contrasto con il progetto di famiglia per la passione della pittura. Questa sua passione lo travolse a tal punto che lasciò un avvenire sicuro per uno incertissimo>. Qui si comprende come il desiderio di dipingere non è una motivazione dell’Io ma viene da un’altra parte, ovvero dall’inconscio, è qualcosa che ti porta via anche contro ogni ragionevolezza. E’ irresistibile. Questa è l’esperienza del desiderio, o spirito di potenza, o spirito di realizzazione, è una forza nostra, che viene da noi e che ci sovrasta.

9. ott, 2017

Ecco, cos’è l’inconscio? Ci piace come lo definisce il Prof. Massimo Recalcati psicanalista:

<L’inconscio non ha la natura di un oggetto, non è una cosa, non occupa uno spazio, dunque non può essere misurato, pesato, calcolato>. Sfugge, non essendo un oggetto empirico ad ogni procedura di quantificazione. Questo è estremamente importante in quanto la nostra epoca coltiva il feticismo della misura, dei numeri, degli algoritmi. Tutto deve e può essere misurabile quantificabile, schedabile. L’inconscio non lo possiamo guardare come gli altri organi del corpo, né occupa una zona del cervello, esso è un «evento», è un’esperienza. Quindi è un genere di esperienza e un accadere che ci sorprende. E’ una sorpresa, uno scompaginamento delle nostre consuetudini, è qualcosa del nostro interno, della nostra identità, di quello che noi pensiamo di essere, che cede, perde padronanza, perde potere. L'identificazione dell'inconscio è molto importante, perché oggi siamo difronte al culto generalizzato dell’Io e del principio di prestazione. Un ego dominante sostiene il mito della padronanza, che genera l’illusione di poter governare la propria vita, questo è un Io esagerato ed è fonte certa di sofferenza. Possiamo aggiungere che l’esperienza, l’evento dell’inconscio è quella dell’Io che si sgonfia, <che buca>, uno spiazzamento dell’Io, un vacillare, uno scompaginamento del modo di essere.

30. set, 2017

<Sono felice, ma se me lo chiedi, ecco che non sono così sicuro>.  <Impariamo la vita, ed è subito tardi>. <La felicità è un'interruzione momentanea delle disgrazie che ci colpiscono>.   <Essere felici accade quando realizziamo il nostro senso di potenza>. <Essere felici è quando il nostro inconscio prende il sopravvento sulla socializzazione>. Ecc. Ecc. In molti hanno provato a identificarla.

Queste alcune citazioni di come la filosofia ha trattato e tratta l'oggetto, lo stato di felicità. Scuramente qui non siamo daccordo con Schopenhauer (la felicità un'interruzione delle disgrazie), che trascura quello stato essenziale di felicità minima, che consente comunque un buon vivere. Nei prossimi nostri <pensieri rapidi>, vedremo come nel corso della storia, filosofi, moralisti, ascetici, stoici, e le religioni monoteiste hanno tentato di definire la flelicità. Nessuno sa cosa sia ma essa è come l'eros una forza che si scatena, anzi viaggia sovente con Eros, ed è festa dei sensi e di noi stessi. Bambini, giovani, e vecchi sentono la vita accelerare ed è stordimento senza tempo. Questa è la felicità e quando la intercettiamo, e ne percepiamo presenza e durata, essa ha già esaurita la sua spinta e riprendiamo la lunga attesa di un nuovo <avvento>. Una nuova speranza ci sorregge, forse sta per arrivare!! Ed infine eccola! Una nuova gioia stordente. Una nuova felicità!!

20. set, 2017

Un vortice di profili che ci studia e classifica. Statistiche e graduatorie del consumatore.

La crescita dei consumi, la crescita del PIL, la crescita della soddisfazione dei consumatori, sta ad indicare un aumento del benessere, ma ignora che un malessere psichico si sviluppa affiancando la crescita del benessere materiale. Ricordiamo tutti, i giovani californiani figli di ricchi, che scelsero un novello epicureismo negli anni settanta. Il benessere inteso nei paesi occidentali si identifica con il molto avere in una frequente e grande contrapposizione tra essere ed avere e non si ferma in questa dialettica frontista. Il buon vivere degli occidentali, ingloba tutti gli aspetti positivi del benessere materiale, rifiuta quelli negativi che provocano malessere e cerca la via più avanzata di una ricerca del buon vivere che riesca a fondere alcuni aspetti epicurei con il pragmatismo di un materialismo meno becero e meno insostenibile per il pianeta terra. Vivere bene è arte di vivere, ed è cosa assai difficile da raggiungere nel degrado della qualità della vita pressato dal calcolo delle quantità, dalla burocratizzazione dei consumi, nell’avanzata dell’anonimato meccanizzato dalle statistiche e dalle graduatorie dei tanti profili: profilo del risparmiatore, profilo del consumatore, profilo dell’investitore, profili dell’utente tipo, profilo della quantità di aria che un individuo respira. In tutti questi profili il buon vivere dovrebbe essere insegnato, o quantomeno provare a creare le difese per districarsi nei profili senza soccombere. Questo aspetto lo tratteremo più avanti. Un vortice meccanizzato che ci <tratta> come un meccanismo, ci classifica, ci cronometra, ci <trita>.

12. set, 2017

Vivere vuol dire innanzitutto <essere in vita>. Assume un senso pieno quando si distingue vivere da sopravvivere. Sopravvivere è sinonimo di <sottovivere>. Sottovivere è essere privati delle gioie che la vita può portare, soddisfare con difficoltà bisogni primari, alimentari ed elementari, non poter sviluppare aspirazioni individuali come la maggioranza degli altri, non poter esprimere le proprie potenzialità, qualità, attitudini. In ogni tempo una parte delle popolazioni era condannata a sottovivere e la nostra attualità sembra presentarci una situazione anche peggiorata rispetto al passato. In ogni periodo storico  la maggioranza degli individui ha alternato condizioni tipiche del vivere a quelle del sottovivere. Vivere bene ha subito un processo di adeguamento, potremmo dire che il senso è stato <degradato> alle sole comodità materiali, sotto la spinta delle facilitazioni tecniche prodotte dalla civiltà. Dal benessere che scaturiva dalla completa realizzazione di se, dall’amore, da soddisfazioni personali, al benessere delle poltrone relax, dei telecomandi, del tutto e subito, delle vacanze polinesiane, dei weekend sui monti e soprattutto sulle possibilità di spendere denaro.