La mia ombra

12. lug, 2019

Quinta parte

Dicevamo, quindi, che la macchina è un mezzo per trasformare il lavoro umano (del vivente). A questo dobbiamo aggiungere la questione del tempo di lavoro che ha la sua grande importanza, il lavoro sta divorando il vissuto del vivente. Il capitalismo si serve dell'automazione per tramutare il vivente in valore e il valore in un prezzo. Non è un accaduto da poco, ma diventa una vera catastrofe l’appropriazione della sua produttività sia nelle ore di lavoro effettivo sia nel tempo libero, ivi compresa la sua comprensione della natura e il dominio su di essa attraverso la sua esistenza di corpo sociale che tende ad automatizzarsi.  Lo sviluppo individuale si presenta come supporto di sostegno della produzione e della ricchezza, Il furto del tempo, quindi della vita, dei tantissimi che lavorano sostiene la ricchezza di pochi e si presenta come una base miserabile della nostra epoca e del mancato uso ecologico del lavoro. E’ la stessa base di vigliaccheria delle sovrapproduzioni che stanno mettendo a repentaglio la salute del pianeta, della nostra acqua e della nostra aria. La totalizzazione del tempo di produzione ha coinvolto progressivamente la biosfera, si tratta di un processo del capitalismo quello di portare all’interno dei processi di produzione il valore lavoro e anche la biosfera, ad usarla liberamente come riserva a cui attingere, a convertirne le basi e i tempi riproduttivi. Ci dice Salvo Torre (ricercatore di geografia), con grande lucidità: <<Si realizza proprio nella relazione di lavoro e nell’uso delle macchine, ma soprattutto nella creazione di un modo per convertire anche i tempi della biosfera in tempi di produzione e di creare valore da quel furto di tempo. Il tempo di produzione e il tempo di lavoro non sono compatibili con i tempi di retroazione ambientale, i ritmi della biosfera non possono coincidere con l’accelerazione del capitalismo, che arriva, ad esempio, a produrre gli animali destinati alla macellazione riducendo i tempi della loro fase di crescita o a distruggere intere aree del pianeta per l’estrazione mineraria in poche ore>>. Stiamo vivendo un periodo orribile dove le fortune di pochi, per essere perpetuate, si danneggia impunemente la vita di otto miliardi di viventi umani e a chissà quanti miliardi di viventi di altri generi. Continua...

11. lug, 2019

Quarta parte

Se assistevamo a gruppi coscienti di lavoratori all’interno delle fabbriche, oggi assistiamo alla centralità delle macchine nei processi produttivi, alla conseguente frantumazione della coscienza operaia, e alla sua mancata incidenza nella politica ecologica. Per comprendere il forte legame tra l’operaismo e lo sviluppo dell’ecologia politica occorre ripartire dal dibattito su Marx e dalle sue ultime riletture. In queste più tardive riusciamo a comprendere il processo di riproduzione complessivo di un sistema. Possiamo capire quei passaggi che ci dicono chiaramente che il capitalismo riesce a produrre un proprio mondo e che il mondo, quindi, è diventato la fabbrica di sé stesso. E’ uno dei principi dove gli spazi di vita emergono da un concetto di lavoro cosciente, generando un sistema che riguarda ogni aspetto e luogo del vivente. Personalmente non sono mai riuscito a capire come il pensiero di Marx abbia generato (o degenerato) quelle strutture monolitiche, pesanti e inflessibili dei partiti comunisti europei e tantomeno quelli sovietico e cubano. Come è potuto accadere che un percorso compiuto, evoluto si sia concretizzato in un'unica specifica forma politica. Insomma l'operaismo dell'ultimo Marx resta un lavoro folle e grandioso che continua ad aprire un potenziale conflittuale enorme e in cui in qualche modo siamo coinvolti. Lo siamo su tutti i fronti nella nostra quotidianità e soprattutto, dove oggi, agiscono consapevolmente migliaia di esperienze conflittuali a livello planetario. La proposta politico-ecologica che emerge adesso si trova esattamente dove doveva essere: nel solco dell’esperienza aperta dalla critica operaia al capitale. Questo concetto non risiede nella macchina, ma nel suo funzionamento, è la macchina con i suoi tempi e il suo fare automatico che realizza una trasformazione, che determina un cambiamento nella vita dei lavoratori, in quanto la macchina è un mezzo per trasformare il lavoro umano e quindi modifica la vita del vivente. Continua...

10. lug, 2019

Terza parte

Le lotte operaie del secolo scorso, andrebbero ridefinite come lotta ambientalista. Questa potrebbe essere una radice dell’impianto teorico dell’operaismo pesantemente represso anche nelle sue foprme di critica ecologica, quando l’ecologia era ancora sensibilità per pochi. In fondo il neoliberismo si è affermato proprio uccidendo sul nascere ogni forma di contestazione operaia, dove “le travailleur” non era ancora “lavoratore consumatore” e non ancora soggetto facilmente schiavizzabile dalla necessità di potere di acquisto, non ancora in competizione distruttiva, non ancora classificato, omologato, soggiogato dagli strumenti elettronici del capitalismo web. Il neoliberismo ha vinto grazie all’allargamento progressivo del campo di azione e lotta dal soggetto sociale (operaio) alla generalità del mondo capitalista dove il soggetto si è smarrito in una sorta di guerra tra poveri con altri soggetti. Continua...

9. lug, 2019

Seconda parte

Il conflitto tra capitalismo e vivente è stato il fulcro centrale della storia degli ultimi secoli, ha prodotto in forme dirette una lunga serie di diversi metodi di sfruttamento e adesso ci ha portato alla crisi ecologica globale. La crisi attuale è il cristallizzarsi della conflittualità interna al capitalismo. E’ il problema dei problemi, è in pericolo la sopravvivenza del pianeta terra. Come siamo arrivati qui? Non si tratta questa volta di un normale processo di produzione, il capitalismo, per sua natura,  tende a incorporare le abitudini, le esigenze, lo sviluppo del sociale, ovvero del vivente. Oggi assistiamo a un capitalismo che progressivamente tende ad inserire la biosfera nei suoi processi di produzione. In questo scenario il vivente diventa, suo malgrado, l’elemento attivo rivoluzionario. E' il solo soggetto in grado di essere "categoria" potenzialmente rivoluzionaria. Buona parte del dibattito critico costruito intorno alla questione della crisi ecologica globale è in realtà direttamente collegato ad una parte del pensiero rivoluzionario storico. Questo implica certamente di ripensare radicalmente come far funzionare le comunità umane in relazione alla biosfera, e annullare la separazione storica abituale. Occorre pensare a un mondo diverso e necessariamente non capitalista. Continua...

8. lug, 2019

Questo post è il primo di una serie dedicata all'ecologia come progetto politico.

La crisi ecologica globale sta riportando alla luce tutta l’importanza del pensiero critico. Al centro di questa riflessione c’è un’evidenza: il capitalismo è incompatibile con la perpetuazione del vivente, è incompatibile con la tutela ecologica del nostro sistema di vita. Con il termine vivente intendo infatti qualcosa oltre i concetti soliti (umani, vegetali, animali, ecc.) è l’insieme delle presenze planetarie e delle capacità produttive della vita, comprende, ad esempio, anche la capacità di produrre il pensiero e di definire la realtà, è tutto ciò che è vivo. Questa crisi generale è uno scenario in cui agiscono anche alcune tra le nuove prospettive critiche che stanno attraversando il dibattito da decenni, obbliga a costruire nuove dinamiche dell’azione politica e richiede anche di ridefinire le relazioni e le possibilità concrete di costruire nuove forme di socialità. Per poter costruire un mondo radicalmente diverso bisogna confrontarsi con questo scenario, con la crisi in atto e con le possibilità concrete di mutamento. Continua...