21. ago, 2019

Rompere le logiche di potere e i confini del male

Esiste una certa relazione tra "l'addomesticamento" degli istinti e il male. Occorre precisare la definizione del male. Esso va visto come un complesso di forze che comprimono la vitalità dell'essere umano. Non si tratta affatto di un problema morale, ma di una certa configurazione di un campo di forze che è alla base di alcune determinate spinte esistenziali, e queste "esistenze" investono la sfera dell'eticità. Dice la Dssa Villani: <<alla base dell'eticità è possibile rinvenire come una torsione, un contorcimento che lacera la forma data dell'animale umano, aprendola all'eccedenza affettiva, eccedenza territoriale, radicalizzazione del bene possibile  e dolente produzione del male>>. La morale è come un portale del tempo, una soglia dove non si è più gli stessi e in questo caso, limite netto tra l'umano e l'animale. Oltre quella soglia se l'animale si degrada arriva il male. La metamorfosi dei corpi come linea di frattura tra l’irrazionalità bestiale, la differenza allo stato puro e la mediocrità del moralismo consolatorio. Il conflitto schiavo/padrone diviene lo spazio di intreccio di tutti i divenire possibili. Divenire animale, divenire donna, divenire cagna, come metamorfosi di rottura dei percorsi abitudinari. Il recente femminismo come arte del divenire contro la forma eroica dell’abitudine. Si tratta di un campo di variabilità dell’esistente che è un'affermazione soprattutto fisica, corporea. Il mutamento del corpo femminile come antitesi irriducibile all’eroismo, un eroismo supportato dalle logiche di potere tradizionali e ben strutturato dalle identità di genere binarie maschio-femmina e potenziato dal maschilismo.