23. mag, 2019

Il divenire animale di Deleuze e la letteratura.

Il 16 maggio abbiamo dedicato il primo post su divenire animale di Deleuze http://www.t-makeinfo.it/424538639/6766626/posting/il-divenire-animale-di-gilles-deleuze-e-l-esempio-della-zecca

e, con questo post a seguire, chiudiamo l'argomento anche se meriterebbe molta altra attenzione.

Al contrario della zecca, come ci ha spiegato Deleuze, che si affida al caso e quindi al mondo, l'uomo non si fida né dell'uno né dell'altro.  In letteratura però non è sempre stato così, a partire da Argo, sino alla Balena Bianca di Melville, gli animali sono quasi sempre stati rappresentati attraverso umanizzazioni, trasformazioni che li hanno resi ancelle o schiavi. È solo dopo Darwin che abbiamo iniziato a comprenderne le differenze e le somiglianze. In questo contesto sono nate le passioni di Nabokov per le farfalle o di Primo Levi per i ragni o di Derrida per i gatti, le già citate zecche di Deleuze o i racconti di animali di Kafka o com'è il cane di Mann. Il piano scientifico, dopo Darwin ha iniziato ad acquisire consapevolezza, a far perdere agli animali quell’aurea mistica che li ha accompagnati da sempre anche nelle narrazioni religiose. Parlare di animali in letteratura è parlare della letteratura stessa, dal mito, alla religione, alla filosofia. Ma per non perdersi davanti alla vastità dell’argomento, bisogna rimanere sulla domanda iniziale: cosa ci rende diversi dagli altri animali? E soprattutto perché la letteratura è così importante per comprenderne la risposta? La letteratura ci mette dentro il riconoscimento dell'alterità, ci consegna al rispetto verso gli altri, di ogni alterità che essa ci pone davanti. La rivoluzione iniziata da Darwin ci obbliga a comprendere che viviamo in un contesto dal quale non possiamo prescindere. Siamo esseri pensanti e anche una specie animale derivata da secoli di convivenza più o meno pacifica con le altre specie esistenti.