21. mar, 2019

Essere un User, l’indispensabilità della rete e come i nostri gusti e piaceri sono finiti nel cesso.

Internet è diventato essenziale per la vita sociale, ed è anche saturo di commercio e il commercio è soggetto al capitalismo speculativo. La vita come l’abbiamo conosciuta noi della mia generazione non esiste più, siamo passati dalla amatissima riservatezza alle pubbliche emozioni sui media, e oggi ai sentimenti, rubati, manipolati e usati per generare profitto. Non ha importanza se si tratta delle nostre malattie, del nostro frigorifero, del nostro voto, delle nostre relazioni, del nostro abbigliamento, delle nostre tendenze sessuali, delle nostre frequentazioni, delle nostre letture, quello che è successo è la perdita della nostra “sovranità”, non siamo più noi a controllare le nostre vite, ce le servono confezionate in un vassoio pieno di cose che non desideriamo che non ci appartengono, ma facili da trovare, ci vengono proposte comode, e migliori di altre. Il peggio è che quello che ci piace del cibo, del sesso, delle emozioni, non è più facile da trovare è tutto sparito, introvabile o morto. Anche noi siamo già morti pur evitando di esserne coscienti. Ci hanno rubato la nostra personalità, il capitalismo ci espropria, mettendo fine a un’epoca. L’epoca dell’individualità, dei diritti umani, grazie ai quali tutti possono sperare di diventare fantasiosi creatori della propria vita, senza dovere per forza seguire le vie già tracciate di un’appartenenza di classe, di genere, di luogo. Dover scrivere di questo mi crea dolore, vivo isolato da tutto, uso la rete che mi ha fatto fantasticare di qualità della vita e delle libertà individuali, condivido vita con soggettività forti che ogni giorno cerco di proteggere come tali, non sono poche per fortuna e attendo tempi migliori.