24. ott, 2018

Groviglio quotidiano, la mia insonnia.

Se vi è capitato di leggere Cecità del grande Saramago, ricorderete gli uomini tutti ciechi o forse che non sapevano leggere. Oggi ci accade qualcosa di simile. Ci sono tante, troppe,  persone che hanno poco da dire, ma che, essendo potenti, posseggono mezzi di comunicazione e gridano continuamente creando rumore e confusione per nascondere la nullità dei contenuti. Esiste poi una minoranza, che avrebbe molto da dire e che invece non ha la possibilità di far sentire la propria voce. Fatto sta che ognuno di noi, chi più chi meno, comunica e lo fa in qualsiasi modo, che sia uno smartphone o un portatile o entrambi, ma il problema è che alla fine si ha come l'impressione di parlare nel deserto, dove è vero che la voce si propaga indisturbata, ma facilmente viene anche spazzata via dal vento perdendosi nella sordità delle dune. Se è vero che crescere, è perdere il dono della meraviglia di quando eravamo piccoli, vuol dire che siamo diventati tutti vecchi e l'aspetto è traditore. Lamberto Maffei rispettato professore, ci dice che è la globalizzazione ad aver creato la nostra solitudine. Dice che è il nostro isolamento deriva da un eccesso di stimoli, dalla saturazione di tutti i ricettori, udito e vista per primi. Queste tempeste di stimoli inducono un'attività frenetica al cervello. E' un'attività cerebrale che usa strumenti vari, ma ha perso il contatto con gli altri, con i simili. E' diventato un modo di pensare connesso, incentrato sull'uso dello strumento di comunicazione e non sugli altri. Quando la stanchezza prende il sopravvento, e ci disconnettiamo lasciandoci andare al sonno, ecco che il cervello, non gli pare vero, inizia a tornare a pensare disconnesso. Al mio questa cosa deve piacergli troppo, come spengo la luce inizia a scavare negli abissi di ogni cosa, e lo fa con tanta convinzione, che mi tiene sveglio gran parte della notte.