14. ott, 2018

Razzismo, è già tardi per ricordare Deleuze.

Secondo Deleuze il razzismo è delle istituzioni. <<I concatenamenti di potenze, di intrecci, di forze, di giurisprudenza, come anche la produzione giuridica e culturale avanzano soggetti più o meno desiderabili rispetto ad altri, attraverso casi abominevoli di negazione di diritti astratti in situazioni ogni volta irripetibili>>. Di conseguenza direbbe ancora Deleuze: “basta che una certa legge, una politica, una pratica vigente di fatto crei, perpetui o aggravi la disuguaglianza di minoranze etniche, culturali, religiose o nazionali, per determinare il razzismo di un’istituzione.”
L'alba di una contro-cultura, in Deleuze, nasce dalla lettura di Nietzsche. Oltre a scrivere di filosofia, letteratura, cinema, politica e arte, sono le opere e gli studi dedicati a Nietzsche (Nietzsche e la filosofia (1962) poi (Differenza e ripetizione (1968), che hanno segnato il suo pensiero e che lo rendono drammaticamente attuale. Deleuze riconosce in Nietzsche, e non è certamente il solo, la rottura con la filosofia e aver dato forza al pensiero errante e nomade. Gli sviluppi della cultura contemporanea, fondata sulle discipline marxiste e freudiane, non coinvolgono Nieztsche. Essi, Freud e Marx, hanno esorcizzato ogni carica eversiva del pensiero, hanno dato forza a codici di riferimento poderosi,(lo stato, l'economia, la famiglia, ecc.) su cui si basa la nostra cultura contemporanea. Nieztsche è esattamente il contrario e per questo affascinava Deleuze e affascina moltissimi di noi anche oggi. Il centro del pensiero di Nieztsche è esattamente la negazione di tutti i codici, è la rivendicazione di un nomadismo del pensiero, è appunto, <<L'alba di una controcultura>>, che Deleuze ha procrastinato e di cui oggi sentiamo la mancanza per fronteggiare il populismo e le spinte razziste.