4. set, 2018

Groviglio quotidiano, i miei corregionali fanno schifo.

Occorre usare parole forti e orribili, in questa babele di appellativi oramai senza senso o incomprensibili che descrivono malamente e con distorsione voluta gli atteggiamenti xenofobi in Italia. Nel Lazio, i viterbesi come gli untori ai tempi della peste. O come le scritte sulle porte nel Ghetto romano, quando si voleva indicare un cittadino denunciato da qualche delatore. <<Andate via>> <<via di qui>> <<qui non vogliamo i neri>> scritti su fogli di carta e attaccati sulle porte delle abitazioni dove abitano immigrati. Non è stato un gesto intimidatorio da eccesso di bevute serali, ma un crescendo di episodi iniziati dall'inizio dell'anno che si sono potratti e infittiti fino a tutta l'estate. Nulla si è saputo, in assenza di denunce a cui le vittime non sono ricorse per la forte intimidazione che quei gesti hanno rappresentato e rappresentano. Dopo una prima denuncia ecco che sono emersi episodi ricorrenti, strutturati, cercati, proprio per colpire lo stato di inferiorità e di pericolo a cui vogliono ridurre gli stranieri e i più deboli in genere. In tutta la città di Viterbo l'aria è pesante, in moltissimi vivono preoccupati per il clima diodio razziale oramai nazionale.