7. ago, 2018

Il dolore degli utopisti non ha limiti.

Dove sta la realtà e dove il sogno? Nella realtà, dura e concreta, tutte le utopie sfumano tranne una, quella che non si presenta come tale, che ci arriva camuffata. Alcuni ricorderanno Bacone e la Nuova Atlantide comandata dai sapienti, Tommaso Moro e la sua Utopia nell'isola di tutti o dove tutto è in comune, Tommaso Campanella e la Città del Sole e il suo neoplatonismo. Ciò che accomuna questi pensatori è che la perfezione è sempre "altrove", sempre lontana dal vivere reale (dove se hai mal di pancia occorre un vespasiano). Nessuna utopia è realizzabile, ce lo dice anche il nome stesso, il suo significato. Quello che si è realizzato invece e, che è dura realtà, è un'utopia che ci è arrivata camuffata, beffarda, è la società dei consumi organizzata. Chi l'ha sospinta? La natura aggressiva degli umani in mano alle religioni e alla forza delle stratificazioni sociali, in mano ai cacciatori di profitto dove l'unica etica è il profitto stesso. Infatti questa idea di società non si è affermata certamente per merito di illuminati coscienziosi, ma da un'oligarchia di proprietari, che uccidendo il comunismo sul nascere, si sono definitivamente appropriati di beni, mezzi di produzione, servizi e denaro. L'utopia è morta e con essa ogni sogno visionario, la triste realtà è che la natura umana degli uomini di qulità annega nei riti liturgici della merce/desiderio. Tutti credono che la salvezza umana e del suo benessere risieda nella credenza generalizzata nell'idea di progresso, tutto si fonda sul predominio tecnico, sulla rivoluzione informatica, sulla robotica, sull'intelligenza artificiale che aiuterà l'uomo. Tutti si lasciano soggiogare dalla velocità della comunicazione digitale a prescindere dai contenuti che mostra. Il passato non esiste, il pensiero critico non esiste, il senso comune è morto e sepolto e tutto fluisce, (vi ricordo la società liquida di Bauman), tutto è funzionale ai consumi alimentati dall'industria del desiderio. Gli utopisti antichi erano ingenui, quelli di oggi sono ingenui ed io, il più fesso e puerile, soffro più di tutti.