24. lug, 2018

Sergio Marchionne, l'umanità da una parte e il ruolo esercitato dall'altra.

Siamo il paese dei cattolici dove la morte riscatta qualsiasi vita. I nostri giornali, Repubblica e Corriere in testa, hanno dato vita, senza sapere se l'uomo  è ancora vivo o meno, a un processo di santificazione. Santificazione dell'uomo che ha scippato l'azienda Fiat all'Italia (la stessa Fiat che aveva avuto in regalo Alfa, Autobianchi e Lancia oltre le leggi e leggine per aumentare gli acquisti di auto nel nostro paese). Il grande manager Marchionne a dato il via a un allontanamento dal paese dell'azienda italiana più significativa di tutto il Novecento, sul quale i governi hanno costruito la distruzione dei diritti del lavoro. Non solo, ora vengono enunciati i titoli significativi e di merito, qualifiche, studi, di un uomo eccellentemente colto e grande interprete dell'economia "di rapina" che ha dettato legge sia in tempi di crisi che di post crisi. Il grande danno che ha prodotto arriva fusrioso oggi, lui era l'ultimo aggancio della Fiat che aveva con l'Italia. In sua assenza, tutto passa definitivamente in suolo USA. Il suo sostituto Mike Manley, privo di ogni legame con l'Italia, porterà negli USA tutto quello che ancora oggi è in Italia in termini di progettazione e costruzione meccanica, così importante per noi. La Fiat, sempre tenuta in piedi dai soldi degli italiani, si è svenata per dare alla Chrysler la possibilità di sopravvivere e di rilanciare le sue jeep che sono passate da amatoriali e presenza forte sul mercato europeo. La produzione italiana è stata sacrificata, oggi abbiamo il modello 500, la Lancia ormai moribonda e un’Alfa Romeo che sparacchia auto che non riescono a sfondare. Del resto senza modelli nuovi specie in un momento di passaggio tecnologico così forte, si uscirà definitivamente dal mercato dell'auto. Può l'economia del nostro paese restare fuori dall'indotto della produzione di auto? No signori, la figura manageriale di Sergio Marchione è offuscata dai danni complessivi che il paese Italia subisce dal suo operato. Solidarietà alle vicende umanissime e dolorose verso quest'uomo, ma non chiedeteci di metterci in fila nella retorica degli adulatori post mortem. Stiamo perdendo del tutto la più grossa azienda nazionale che la vera storia ci dice come quasi pubblica e che era il collettore e stimolatore di ricerche e nuove tecnologie, trainanti anche per altri settori di produzioni nostrane.