1. mag, 2018

Groviglio quotidiano, essere seri oggi.

Essere seri crea solo storie mai raccontate. Non c'è peggiore sofferenza che tenere in se stessi una storia mai raccontata. Si racconta una vacanza, un aneddoto sugli animali domestici, di figli che si annoiano, di sport, di auto moderne, mai raccontiamo fatti di quando invece siamo seri. Non è facile trattare roba seria, proviamo comunque: se sono comunista sono sicuramente un imbecille, se non lo sono, sono un imbecille che cede ai neoliberisti. Se affronto il cattivo gusto, sono solo un esteta, se mi comporto stranamente e creo problemi agli altri, sono un artista. Se evito problemi, vivendo meglio, sono accusato di anarchia. Per farmi piacere la vita devo accettare l’ingiustizia, se difendo la giustizia vivo da stronzo. Se vedo un africano buttare una bottiglia di plastica nella siepe e gli dico di non farlo più, sono un razzista, se un ebreo fa un danno e protesto, sono xenofobo. Se protesto con il datore di lavoro sono con il sindacato, e mi licenzia. Se le sparo grosse, sono solo retorica e propaganda. Se amo molto sembro un extraterrestre, sorprendo anche me stesso. Se dico una cosa inutile, sono come un papa argentino. Insomma, credo sia chiaro il perché evitiamo di dire di storie serie, se lo facciamo, siamo messi malissimo. Se voglio davvero essere serio, sereno con la mia coscenza, giusto con gli altri, sono costretto ad isolarmi, altrimenti sarei come tutti, ragionerei non con il mio, ma con il cervello degli altri. Se mi accade qualcosa di insolito, un fatto che mi sorprende, devo difendermi da solo. Sono senza chiesa, senza partito, senza associazione, senza onlus, senza fondazione, senza santi protettori, rispondo sempre da solo per ogni azione, mia e di chi mi sta eroicamente vicino.