26. mar, 2018

L'infallibilità papale impedisce la libera espressione del pensiero teologico.

Dopo la bocciatura, da parte delle scuole teologiche europee, dell'enciclica Veritatis Splendor di papa Karol Wojtyla, il concetto di infallibilità papale ci sembrava messo definitivamente nel cassetto e invece rieccolo più potente che mai.

Per poter comprendere quello che sta ccadendo occorre innanzitutto dire chi sono gli attori della disputa in Vaticano sull'infallibilità papale:
- Papa subito santo Giovanni Paolo II colui che si vide bocciata l'enciclica Veritatis Splendor dove ribadiva il dogma dell'infallibilità del papa.
- Papa Ratzinger teologo di riferimento del papa santo polacco e del papa argentino, propulsore ostinato del dogma dell'infallibilità da un trentennio.
- Papa Bergoglio che dice, e fa, cose assai incerte e per questo Ratzinger è intervenuto.
- Monsignor Viganò che essendo di buona pasta si è dimesso da responsabile comunicazione del Vaticano.
- Professore emerito Hunermann fondatore di ESCT società di ricerche etiche e teologiche molto influente nel nord Europa.
- Marie-Jo Thiel, membro dell’Accademia Pro Vita e direttrice di ESCT.
Il fatto:
Ratzinger pubblica una valutazione positiva sul lavoro e sulla teologia di papa Francesco. Come mai questo intervento? Per tutti quelli che seguono minimamente cosa accade in Vaticano il perché sta nel fatto che Bergolgio spesso non sa bene cosa dice e non sempre è chiaro cosa vuole fare. Ratzinger invia a Viganò una lettera da pubblicare dove elogia l'operato di papa Francesco e nella parte finale della lettera riespone il concetto della infallibilità del papa (che sta a significare che il papa ha ragione anche quando dice fesserie). Di fatto cosa rimprovera Ratzinger a Bergoglio? Rimprovera che nella raccolta di testi sulla teologia commissionata in Vaticano era presente un testo di Hunermann fondatore di ESCT che a suo tempo aveva inesorabilmente bocciato l'enciclica del papa polacco (Veritatis Splendor) sull'infallibilità papale. Cosa fa Viganò? Egli vedendo che nella parte finale della lettera vi era una critica all'operato di Bergoglio e che, quel riproporre il concetto di infallibilità avrebbe urtato di nuovo ESCT decide di non pubblicare quella parte. Viganò, accusato di aver parzialmente omesso il contenuto, si dimette.
Le reazioni:
Cosa dice ESCT per bocca della direttrice? Anche Marie-Jo Thiel elogia l'operato di papa Francesco ma è costretta a far notare che proprio Hunermann il fondatore di ESCT era l'argomento da cui sono scaturite le dimissioni di Viganò. E ribadisce l'importanza della libertà di parola: la risposta della Esct non entra nel merito della Veritatis Splendor (enciclica del papa polacco bocciata da Hunermann), piuttosto, oltre a ribadire lo spessore teologico di Hünermann, ricorda a Ratzinger <<la legittimità della libera espressione da parte di chiunque del proprio pensiero teologico, il suo diritto d’esistenza anche se non in totale accordo con i pronunciamenti papali>>. Insomma l’importanza della libertà d’esternazione che non sempre nei decenni trascorsi Roma è stata in grado di garantire. <<Riteniamo (scrive Thiel) che la fedeltà ecclesiale del professor Hünermann sia irreprensibile>>. <<Fu il suo zelo a una fedeltà genuinamente ecclesiale, che insieme riconosce e facilita una pluralità di validi approcci teologici, ad averlo portato alla creazione dell’Esct nel 1989>>. E ancora: <<Era anche l’anno nel quale gli eventi politici che si stavano svolgendo nell’Europa centrale e orientale garantivano nuova libertà e nuove opportunità per la cooperazione teologica ed ecclesiale>>.
Noi cosa possiamo aggiungere? Possiamo dire che il doppio Papa vuol dire, come dicono a Roma, <<con due ne famo uno bono>>. Che lo scontro sull'infallibilità del Papa continuerà. Che la libertà di parola è importantissima e che lo spessore teologico di Hunermann è ancora oggi più elevato che mai e, pur non facendo opposizione al magistero papale, egli ha difatto dato il via a una piattaforma paneuropea essenziale per il dialogo dei cattolici attivi in tutte le discipline teologiche in Europa. Possiamo concludere che in Italia e in Vaticano le dimissioni sono merce rarissima e che quando esse accadono ecco che si tratta sempre di persone perbene e capaci del proprio compito, come il monsignor Viganò.