16. dic, 2017

La volgarità, l'imbarazzo e l'attesa.

Siamo immersi nel mercato dell'informazione. La ministra questa mattina era colpevole, poi nel dopo pranzo quasi colpevole, durante la notte quasi vittima di un padre troppo importante. Ha forzato o diretto interventi per utilità propria anziché per quella del paese, ma lo scenario confonde ogni tipo di giudizio, anzi tutti rincorriamo correzioni di giudizio senza tregua. Immaginiamo cosa accadrà nei prossimi quattro mesi di campagna elettorale, quale sarà la convinzione degli italiani. Immaginiamo soprattutto come saranno frammentate le convinzioni degli italiani. Poi c'è la volgarità che in questi tempi impera irresistibile, dove anche le cose più angoscianti e tristi vengono riportate come un vero spettacolo. Ogni cosa in questa specie di orgia di notizie diventa piatto, uguale. Titoloni enormi, scoop, viralità web, sia a livello giornalistico, televisivo e amatoriale social. La nostra coscienza è in imbarazzo difronte a un lavavetri aggressivo o a un giovane che si ritiene sfigato, essa, preferirebbe restarsene al suo cantuccio e invece sono elementi che ci "stanano", diventiamo giudici cattivi del mondo e soprattutto di noi stessi. Pensiamo ai buoni e ai cattivi e anche che alcuni buoni non di qualità sono peggio dei cattivi. La bontà di scarsa qualità non serve neanche a procurarsi un posto in paradiso, ammesso che ci credi. Essa implica finzione e disonestà mentale che compromettono qualsiasi merito apparente. Ecco che, per reazione, ci torna il pensiero di qualcosa che somiglia ad un evento, "un'attesa". Attesa della fine del mondo, di qualcosa che scuota gli animi o per i più ottimisti come me, attesa di un nuovo Rinascimento. Meglio chiudere con questi argomenti e lo faccio riportando una "meraviglia" di Gaber che nel suo discorso "L'attesa" appunto, dice: <<tra l'avere la sensazione che il mondo sia una cosa poco seria e il muoversi in esso perfettamente a proprio agio esiste la stessa differenza che c'è tra l'avere il senso comico e l'essere ridicolo>>. Amen.