7. dic, 2017

La cultura? Non c'è!!

La cultura in Italia è più che uno sfascio. E', insieme, una lacuna e un grosso equivoco del quale ci si serve proprio per operare un intervento sociale che ha fatto dell'organizzazione del tempo libero il proprio cavallo di battaglia. Questo serve solo a gestire e spartire piccoli poteri, lasciando intendere una visione generale secondo cui tutto ciò occorre per una crescita individuale. In realtà, al di là della lotta per la sopravvivenza, l'individuo non ha nulla. Neppure un teatro, neppure un cinema, non un libro, nessuno oggi sa dove la cultura sia. Poi ci si rende conto che la cultura deve essere segreta. Ho pensato anche che sarebbe meglio se scambiata con persone di qualità, persone affidabili, ma dove sono, dove trovarle. In questa specie di corsa alla divulgazione a qualsiasi costo, alla definizione di cultura che ci sfugge, alle speculazioni di ogni tipo, qualsiasi idea buona rischia di essere rovinata sul nascere. E' necessaria molta prudenza nella precisazione della comunicazione e della sua essenzialità, lontano dal chicchiericcio portato in pasto alla massa. Non mi piace la cultura di massa, non ho simpatia per la parola massa. Sarà perché la massificazione è orribile. La massificazione uccide l'individualità, è come togliere l'anima alle persone, per cui la cultura di massa equivale a una cultura senz'anima che non produce crescita individuale. Ho sempre sentito la cultura come unica chiave per capire quello che siamo. Chi ci crede a quello che sentiamo, quando su un problema qualsiasi, di qualsiasi ordine o tipo, ognuno dice impunemente la sua e valgono le opinioni di tutti. Come si può distinguere l'opinione competente da quella che non lo è? Questo falso senso democratico che deve necessariamente far parlare tutti, fa venire la nausea. La cultura resta un mistero, una catastrofe individuale, un incubo per chi va in pensione sapendo che può finalmente dedicare tempo alla conoscenza. Un incubo per chi non è allenato a leggere e scambia per prestigioso qualche romanzetto lacustre. Un incubo anche per il bambino che inizia a leggere, per l'oncologo che non leggeva più da 40 anni, per il metalmeccanico senza impegni. Insomma la cultura è una catastrofe. Oggi credo che non ci siano regole e credo che ognuno abbia il compito di crearsi la sua cultura, di cercare la sua essenza personale. Chi sono veramente io? Perché sono così? Perché ho fatto questo e non quell'altro? Sono domande che attendono risposte e quelle risposte sono intime. Non è vero che il destino entra alla cieca nella nostra vita, esso entra dallo spiraglio di porta che ognuno di noi ha volontariamente lasciato aperta. Siamo gli ignoranti che vogliamo essere.