4. ott, 2017

Gli uomini pensanti e il fattore contingente.

Esistono ancora oggi gli uomini di contenuti. Non possiamo fare a meno di catalogare, teorizzare, classificare, dividere la realtà in categorie, e <come> lo facciamo diventa sempre più importante. Siamo un po' tutti filosofi troglotiti, poco istruiti, ma mai come oggi le cose invecchiano velocemente, anche il linguaggio e le parole sono precarie e occorre <correggere> tempestivamente il loro senso, il loro significato e infine anche l'uso. Anche alcune malattie che ci colpiscono, sono malesseri collettivi, angoscie, che muovendosi a velocità incredibile ci fanno perdere il senso del presente, viviamo la sensazione che non sia mai oggi ma già futuro nel momento che tutto accade. A questo ritmo tutto si incrina e tutto cambia in fretta. Cambiano le persone anche morfologicamente, cambiano i rapporti umani, cambia la loro durata e il loro senso. Anche lo scrittore, o il giornalista, o il sociologo, o il filosofo contemporaneo si sentono incompresi, passivi e incapaci di comprendere, indifferenti, oppure mossi da burattinai del potere che di fatto determinano i contenuti della comunicazione. Questi pensatori vivono un ingorgo interiore che gli impedisce chiarezza e tensione morale. Quando parliamo della figura dell'intellettuale moderna, possiamo affermare che non incide sui valori sociali. Tutti noi viviamo la sensazione che ci siano duecento al massimo quattrocento famiglie che guidano il mondo e che il resto sia solo omologazione, la vecchia distinzione in classi è morta, come è morta la lotta di classe. Ci sentiamo impotenti, il potere economico è così impetuoso, che quello politico ci appare effimero. Bisogni di masse consistenti, in alcune zone del mondo, che finiscono in una specie di frullatore finanziario, milioni di individui mangeranno solo se qualcuno compie affari sul quel cibo. Viviamo progetti minimi nella sensazione che tutto si debba decidere subito, per evitare catastrofi imminenti, di quelle prevedibili a lunga scadenza non è dato pensare, tutto è divenire e si è perso ogni grande progetto per l'uomo. Siamo incapaci di pensare in grande perché il contingente è un'oppressione continua, e il ragionare diventa inutile.