28. lug, 2017

La caduta del muro di Berlino e la <tensione morale> dei sessantottini.

Con la caduta del muro, noi protesi verso qualcosa di diverso, verso una politica diversa, abbiamo dovuto fare i conti con il nostro passato e ci siamo resi fatalmente conto che ci veniva a mancare una grande utopia. Il nostro comunismo che non aveva niente a che fare con la dittatura del proletariato, con la lotta dei contadini russi, o la comune dei cinesi, ma comunismo come direzione. Quell'indirizzo globale che comprendeva l'uguaglianza prima di tutto e che si allargava a questioni sociali, al divorzio, all'aiuto ai più deboli, all'aborto, all'istituzione referendaria, a una democrazia partecipata aderente alle vere esigenze della gente, onnicomprensiva ed altruista. Quando un sogno finisce, se ne va la grande speranza di poter lasciare qualcosa di importante alle generazioni future. Così ci si sente prigionieri di un vuoto, ognuno di noi si ritrova solo, senza quella spinta, senza quella tensione morale che prima contribuiva  a dare un senso alla nostra esistenza. E' li che abbiamo compreso cosa era stato veramente per noi il sessantotto. Era stato il sogno, era stata <tensione morale> che ognuno portava verso un miglioramento dell'uomo, verso la costruzione di un futuro migliore. La tensione di cui parlo è connaturata nell'uomo, sta nei suoi geni che passeranno ai suoi figli e dai figli ai nipoti, perché pensare al futuro è caratteristica dell'essere umano. Quella spinta è morta nel <Mar Morto> che è il mercato. Oggi sotto la spinta del liberismo coatto e della cultura d'impresa, imposta dai neoliberisti, l'uguaglianza è morta. Se qualcuno di noi oramai anziani sessantottini protesta, viene isolato, accusato di comunismo, di anarchia o rincoglionimento, ma lo stato dei diritti di chi lavora in Italia è pessimo. E a questo proposito riporto un articolo su Ansa.it di oggi sulla dichiarazione del FMI sui salari in Italia: <<Gli italiani guadagnano in media meno di 20 anni fa, con i salari e la ricchezza della popolazione in eta' lavorativa scesi sotto i livelli del 1995, prima dell'ingresso nell'euro.>> Questo afferma il Fmi (non i comunisti, o sessantottini) nell'articolo citato sull'Italia, sottolineando che i redditi pro-capite torneranno a livelli pre-crisi solo fra un decennio. <<La quota degli italiani a rischio poverta' e' aumentata al 29%, con un picco del 44% al Sud>>, evidenzia Fmi. Per un altro Sessantotto non abbiamo tempo, occorre un governo che ristabilisca la giustizia in questo paese, prima che sia troppo tardi.