26. giu, 2017

Come i media costruivano <la pubblica opinione>.

Ricordiamo lontanissimi i tempi in cui i giornali facevano cadere uomini di potere, anzi li abbiamo proprio dimenticati. L'ultimo giornalista che faceva stranamente il suo mestiere in Italia volò da una finestra di una questura, con lui morì quel che restava del giornalismo, era mi pare, il 1977. Negli anni successivi ci siamo abituati ad essere manipolati, abbiamo avuto l'unica certezza che era quella di essere nel nulla, ci arrivava quello che volevano farci arrivare. Quella massa poliedrica  di informazione scaturiva da ogni parte ci annientava. Qualsiasi cosa era vera ma, stava per diventare falsa, contraddittoria, coperta e non si capiva con chi schierarsi. I partiti erano inadeguati a rappresentare la gente e non se ne accorgevano, tanto che fui portato a pensare che la politica vera, quella fatta ma non palese, era quella di staccare l'associazionismo politico dalla gente affinché, morti gli ideali, morirono anche le etichette (destra-sinistra-centro) e a quel punto ecco gli <uomini di partito>, i capi e capetti. Per essere rappresentato dovevi votare questo o quello al di fuori degli schieramenti e non bastava sceglievano loro chi si doveva votare. Uno stacco dei partiti dalla gente, voluto, accresciuto, per conservare il potere anche quando si facevano politiche contro  fasce significative della società. Questo fu il terreno fertile del craxismo che partorì il berlusconismo. Il leader!!!! Mai come in Berlusconi gli italiani si sono sentiti uniti, rappresentati. Nasce così una situazione <degenerata>, gli animi si incattiviscono, i lavoratori autonomi se la prendono con quelli dipendenti, i settentrionali con i meridionali, cresce la Lega Nord e il culto del leader, come se un uomo nascesse con il bisogno di osannare un leader, venerare un leader che ti comanda. Non mi sono mai piaciuti quelli che comandano senza rappresentare nessuno, senza avere cultura  e visone d' insieme, capacità politica di superare i normali conflitti che scaturiscono da diversità di interessi legittimi di fasce sociali in conflitto forzoso. Per vent'anni la politica si occupa dei costumi di un politico, niente governo vero se non accattonaggio di risorse. Questa catastrofe politica, questa confusione generò negli anni Novanta una perdita di produttività notevole, un ingresso in Europa difficoltoso e non più da <paese promotore> ma da paese arretrato, di peso inferiore. Quello che accadde, grazie al distacco dei partiti dalla società civile, creò di fatto una casta privilegiata che grazie al trasformismo, appunto dei vari leader, resterà sempre a galla fino a una completa delegittimazione della politica che poi diventerà anche dell'apparato dello Stato, di tutta la <cosa pubblica>, producendo a seguire, instabilità, conflittualità e l'antipolitca che è quella che ancora oggi, nel 2017 ci governa. Antipolitica al governo, all'opposizione, e gli italiani sempre più poveri ed incattiviti.