9. giu, 2017

La nostra voglia di cambiamento finì assimilata al terrorismo.

L'egoismo di pensare alle cose proprie e dire quello che nessuno dice.
A tutti noi piacerebbe essere interessato ad occuparsi delle cose personali che migliorano i nostri giorni e invece eccoci costretti a pensare ad altro, occuparci di come veniamo amministrati, di come non funziona lo Stato ecc. Vediamo rassegnazione, grigiore, piattezza e ad alcuni di noi viene una reazione isterica, a me il disinteresse mi scatena l'orticaria. Mi viene spontaneo un ruolo per reazione al piattume. Sul fine anni Settanta mi veniva di dire le cose che nessuno diceva, le cose che gli altri non dicevano anche se esercitavano il mestiere di dire scrivendo. I giornalisti non avevano più il coraggio di scrivere. Sul caso Moro, fino a qualche anno prima si poteva parlare liberamente: Moro responsabile di disastri, colpevole dell'apertura ai comunisti ecc. Ad un certo punto tutto viene annegato nella retorica ufficiale, nella pietà istituzionale, nel loro nome ci vengono impedite reazioni spontanee, umane, ed anche provare pena o dolore per l'uomo oltre l'essere politico. Cominciavo a pensare alla metamorfosi dei partiti, quando vidi le bandiere bianche e rosse riunite a San Giovanni a manifestare, a fare quadrato intorno alle istituzioni in sfacelo, a picco di credibilità allora come oggi. Io non ero affatto contiguo alla follia delle Brigate Rosse (ancora oggi le ritengo prodotto finanziato della politica), quindi marcio. Impossibile credere che essi poterono autofinanziarsi con le finte rapine o "rapine da quattro soldi" in banca, narrate come grandiose azioni di guerra. Il trincerarsi dei partiti, uniti dietro quel tipo di strumentalizzazione mi generò una reazione vomitevole, una sfiducia totale di fronte, non solo all'inefficenza di allora di chi ci governava, ma al degrado totale delle istituzioni del paese. Il capolavoro fu quello di mettere insieme, nello stesso calderone, il movimento di idee a cui appartenevo e le Brigate Rosse. Proprio mentre si stava instaurando una dialettica nuova, arrivano quelli che sparano e tutto finisce in un baleno. A distanza di 35 anni sembra la più grossa presa in giro istituzionale di sempre. Da quella manifestazione di San Giovanni, dalle bandiere bianche e rosse, nascono gli anni Ottanta in cui la politica entra dappertutto. I giovani senza spazi se vogliono fare qualcosa devono prendere una tessera, se vuoi lavorare devi prendere una tessera, se vuoi farti raccomandare devi prendere una tessera. Anche per avere un "dignità minima" devi evere una tessera. A fine anni Ottanta iniziò la mia fuga dall'orribile <così fan tutti>, che voleva dire anche fuga dalla famiglia. Una madre incitava il figlio a farsi furbo, il babbo lo incitava a frequentare qualche sezione di partito e chi, per dignità,  non voleva diventare il furbetto d'Italia erano dolori, restava solo la congregazione di Sant'Antonio, ovvero quella dei furbi secolari.