15. mag, 2017

Gli anni Settanta, tra tensione morale e voglia di partecipazione.

Tutto finisce con la sconfitta di De Martino e la tragedia di via Caetani.

In quel periodo molto esuberante di idee, ci interrogavamo su problematiche e su possibili cambiamenti. Il fatto che le ideologie siano scomparse non è certamente cambiata la nostra situazione esistenziale, rimpiangiamo di quegli anni le cose che di cui oggi moltissimi sentono la mancanza: la tensione morale, il piacere di essere in tanti, la speranza di partecipare a un cambiamento. Tutto invece è svanito e ci manca moltissimo, finito in fretta e furia. Personalmente ho cominciato a fine anni Settanta a non riconoscermi più in quello che altri giovani facevano in nome della politica, figuriamoci i vecchi, proprio quando cominciarono a usare le armi, è li che si è chiuso il capitolo dei mitici anni Settanta e ogni possibilità di dialogo e di cambiamento si chiuse. Ho sempre pensato che il rapimento di Aldo Moro fu la fine di tutto, sia pensato con verità vera sia con verità mistificata da artisti della guerra contro la gente comune, una guerra che criminalizzava tutti e noi come generazione fummo criminalizzati e morti politicamente come morti veri furono alla stazione di Bologna e in via Caetani. Dopo quel maggio del '78 con Bettino che cacciando De Martino fece del PSI il peggior partito socialista della storia del mondo. Dopo quel periodo di grandi paure come risvegliati verso una grande euforia, verso una voglia sfrenata di soldi, carriera, rumore, disimpegno, di arricchimento passato per etico ma che danneggiava gli altri, ecco gli anni Ottanta. Poi i Novanta dove la gente era arrabbiata che doveva mandare avanti la famiglia con un milione e duecento mila lire, proprio mentre si parlava di miliardi gestiti illegalmente dai partiti e dopo che i successori di Berlinguer propagandavano sacrifici per tutti. Degli anni Settanta mi piace ricordare l'ansia di conoscenza, e la predisposizione a conoscere. Del Sessantotto mi piacciono i comportamenti, la contrapposizione dell'essenziale contro il superfluo o benessere vistoso. Degli anni Ottanta non salvo nessuno, neanche le famiglie "comuniste" che si lamentavano sempre e pretendevano assistenza pubblica, ma che compravano, come obbligati, i ciclomotori ai figli di quattordici anni che poi restavano sull'asfalto.