10. apr, 2017

Dall'apice dell'ideologia alla fine di creatività e irriverenza

Dal disgusto dell'educazione cristiano/fascista, al disgusto della melassa televisiva.

Finito il Sessantotto di troppo breve durata è tornato il "disgusto". E' tornato immediato il bisogno di riaffermare la propria individualità, il bisogno di sentirsi soli, nel deserto del non altruismo. Qualsiasi forma di aggregazione sembrava ripetitiva, noiosa, repressiva. E rieccoci difronte al ricatto: devi schierarti, allinearti, sei qualunquista, ma io non avevo una visione così lineare. Io, negli anni Settanta (forse anche perché nel Sessantotto avevo solo 16 anni) credevo ancora a un impegno individuale, a una lotta, che in quel momento era necessario condurre singolarmente. Mi sembrava che la generazione sessantotto, rispetto alla mia subito dopo, fosse una generazione migliore, con un'ansia di conoscenza, desiderio di sapere, di andare in fondo alle cose. C'era insofferenza a un certo modello di vita che era insofferenza al di là delle ideologie. Poi è arrivata la politicizzazione, le lotte operaie, le sigle dei ghetti extraparlamentari. Non mi sono mai piaciute le sigle, né le lotte di gruppi più o meno finanziati, non mi affascinavano. Ero molto più interessato al rifiuto dei modelli di sviluppo, mi facevano schifo, e anche ai modelli di crescita personale che erano perseguiti, imitati e altrettanto disgustosi. Avevo un rifiuto totale degli yuppies nascenti e dei socialisti che consideravano le ruberie organizzate nella segreteria del partito, come un elemento di sviluppo. Ma di quale sviluppo? Loro nullafacenti a sbafare a danno della brava gente che lavorava e a danno delle generazioni a seguire. Su quegli anni leggo stramberie, tante stupidaggini, ma ci sono stati tentativi veri di aprire strade diverse. Poi, sull'esempio dei craxiani, sono arrivate maggioranze unanimi a rifondare la vecchia politica proprio sul Sessantotto. Come di solito accade, quando ci sono movimenti di massa ecco pronti i vecchi marpioni fascio/cristiani a "cavalcare" la massa e pilotare il nuovo fronte dell'individualismo. Ecco che i componenti la massa non sanno bene cosa stanno facendo e dove stanno andando, però "vanno" e "fanno" ed è finita male, hanno fatto il male e l'inutile. Ero interessato a non farmi sommergere dalla merda della pubblicità palese, né da quella occulta, dai cartelli stradali pieni di foto gravi e offensive per il decoro umano, l'urbano non più visibile, coperto, nascosto agli occhi di chi transita. Ero interessato a un'informazione vera e non al gossip stile Famiglia Cristiana, alle passerelle in Tv dei potenti di turno e dei loro tirapiedi, messi li a fare da trampolino. Ed ecco come l'inutile e l'indecente si è impossessato stabilmente degli italiani. Nani, saltimbanchi e ballerine, servi di un potere che imponeva il suo ignobile modello, occuparono la scena definitivamente, ed ancora la occupano. Occupano le teste omologate senza un briciolo di spirito critico, irriverenza e fantasia morte, defunte.