6. dic, 2016

La democrazia non ha bisogno di un Dio.

Se un candidato politico entra in un Senato con fervide regole della sua religione, tenterà di imporle anche a chi quelle idee o regole le ha già scartate, ritenute inutili o addirittura è contrario. Se un votante si presenta al seggio spoglio delle sue convinzioni religiose, non voterebbe chi, quelle convinzioni rappresenta, ma compierebbe una scelta basata su conoscenza scientifica, conoscenza dei fatti sociali, su coerenza e buona logica in generale, secondo un vero spirito repubblicano. Il problema sta tornando di moda in quanto le religioni, anche in paesi da tempo secolarizzati, sono tornate attivissime nella vita politica ed anche economica e spesso la seconda è il cavallo di Troia per rientrare in quella politica. Le conseguenze di queste nuove invasioni verso quei diritti sociali faticosamente conquistati, sono terribili e temibili, una nuova lotta contro l’intolleranza religiosa, il fanatismo morale, le false rettitudini, e discriminazione giuridica contro intere categorie sociali. Prendiamo ad esempio l’Italia: ha una costituzione laica, esclude apertamente ogni discriminazione, eppure deve lottare ancor oggi affinché alcune leggi dello Stato vengano effettivamente applicate a tutti. Una vera controversia per ogni coscienza democratica che vede toccare cardini come libertà ed eguaglianza.