28. nov, 2016

Gli italiani vanno via, in cerca di un nuovo umanesimo.

<…l’Italia è un corpo stupendo, ma dovunque lo tocchi o lo guardi, vedi attorcigliate le spire viscide e nere di un serpente, l’altra Italia. Come si può fare l’amore con un corpo tutto avvolto da un serpente? Così inizia la castità…> (parole di Pasolini)

< ..Gli italiani vivono tra inerzia e anestesia> <vedo un’anestesia generale nella quale ognuno ripete gesti già fatti… non è vita questa, ma sopravvivenza.. >. (Giorgio Gaber).

Loro prima di noi!!

Abbiamo usato le parole di due "italiani cattivi", non a caso (nel pensiero della retorica imperante). Cercheremo di descrivere come l’educazione confessionale unita al fascismo ha generato un corpo dirigente assai poco affidabile, un cittadino ipocrita che per conservare i suoi privilegi, si schiera contro i diritti civili degli altri ed è pronto a calpestare chiunque si opponga alle sue opportunità di godimento, un godimento senza limiti.

Cercheremo di capire come sono i trentenni di oggi, che grazie alle dispute di padri e madri, godono di notevoli libertà e credono ingenuamente che nessuno oserà limitarle. Sono quasi tutti specialisti in qualcosa ma nella vita fuori dal lavoro restano in braccio alla mamma, fragili, non imparano la realtà delle emozioni, non conoscono il teatro, la moderazione, non hanno il senso del limite.

Parleremo degli Italiani sudditi di politici e clero, abitanti una specie di Stato Pontificio allargato dalla Sicilia alle Alpi e nulla sembra ridimensionare questa espansione.

La tentazione di cedere all’inerzia, di smettere di combattere fisicamente e mentalmente ci ha sopraffatto. Tutto questo ci accade mentre retorica, ipocrisia, sentimentalismo, demagogia e ignoranza impastano la miseria culturale e civile di una falsa democrazia in cui viviamo. E’ questo lo stato d’animo della mia generazione, che indipendentemente dal colore politico, non sa che farsene di un glorioso passato brandito come alibi di un vuoto di ideali, di coscienza e soprattutto di futuro. Da qui vogliamo partire alla ricerca di un nuovo «umanesimo», portatore di una nuova dignità di cui non possiamo fare a meno. Siamo ancora vivi ed in movimento, la vita ci piace moltissimo e la nostra dignità ci esalta.