21. nov, 2016

L’italiano credente cattolico, post democristiano a scuola di fascismo.

Ma chi è definibile un italiano fascista? Perché così imitato? Vediamo cosa ci dice un illustre abruzzese: Ennio Flaiano

<Il fascismo conviene agli italiani perché è nella loro natura, racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità. E’ demagogico ma padronale, retorico, xenofobo, contrario alla cultura, spregiatore della libertà e della giustizia, vessatore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto ad indicare negli altri le cause della sua impotenza o sconfitta. Il fascismo è lirico, aggressivo, teppista quando occorre, coatto, incapace, manierista. Il fascista è poco amante della natura in quanto la identifica nella vita di campagna, cioè nella vita dei servi. E’ cafone, maleducato come un servo arricchito, non sopporta gli animali, non ha senso del bello, non ama la solitudine, non rispetta il vicino che ricambia pari moneta. Non ama ma possiede. Non ama la religione ma la vede come baluardo contro le libertà altrui, o come mezzo di ascesa al potere. Crede in Dio solo se lo aiuta a produrre benessere economico a se stesso, è superstizioso, usa la delazione come arma contro gli altri e collante tra i suoi simili, sempre libero di fare quello che vuole specialmente se ciò danneggia gli altri. Il fascista è disposto a tutto, purché gli si conceda che lui è il padrone. Il padre. Le madri sono sempre state fasciste,  amanti e puttane dei delatori fin dalla nascita. Il fascista delatore di quartiere, di paese, di condominio, della scuola, della parrocchia ecc.> Sono figure di un grande potere reale che i politici di oggi possono solo sognare. Tu al mattino saluti cordialmente il portiere del condominio, che ricambia sorridendo, ma se gli sei antipatico la sera ti suona il campanello, apri ed eccoti individui con i manganelli: sono i suoi compagni di partito. Questi erano i personaggi del potere reale nel ventennio del Duce, e peggio ancora nella Francia dei filonazisti. Cose terribili che i media di oggi dimenticano per dare valore ai loro finnanziatori di appartenenza. Le libertà di oggi, ritenute scontate dai giovani, vengono messe in pericolo da un giornalismo revisionista secondo un’etica della convenienza che sbeffeggia la storia di sofferenza degli italiani del Novecento.