10. ott, 2016

L'etica convenzionale e l'uomo.

Dicevamo che domandarsi se un codice morale è buono o cattivo vale chiedersi se esso favorisce la felicità umana o meno. Qualora concordereste con questa definizione ecco che è esattamente l’opposto della morale cristiana che è contro la felicità dell’uomo. Molte persone adulte, nel loro intimo, credono ancora a tutto ciò che hanno appreso da bambini, e si sentono <cattive> quando la loro condotta non è conforme alle catechesi o agli insegnamenti ricevuti all’oratorio. Ne consegue un forte dissidio tra personalità conscia e ragionevole e personalità inconscia e infantile. Altro danno che scaturisce è che le parti buone della morale convenzionale, vengono screditate insieme alle parti non valide. Se io commetto adulterio, che nella morale cattolica sembra un peccato gravissimo, e vengo perdonato dal confessore, quale rappresentante di Dio, ecco che allora altre mie mancanze più veniali diventano più facilmente perdonabili o scusabili e quindi, procurare danni alle cose comuni, essere disonesti verso gli altri, disprezzare i diversi, essere razzisti e tutte le cattiverie possibili sono cose da nulla. Non sono solo io a pensare che questo meccanismo genera quella differenza di ordine, pulizia, disciplina dei rifiuti che tutti vediamo tra una città del nord e una città del sud dove il Cristianesimo ha dominato e continua ad imporre la sua morale in lungo e in largo. Questo processo è strettamente connesso alla quantità di precetti da inculcare ai giovani, che poi, da adulti rifiuteranno, una specie di rivolta sociale in cui essi rifiutando il male, presente in queste norme, coinvolgono e rifiutano anche il bene.