18. lug, 2016

Sulla divinità di Cristo, I discepoli e i Nazareni.

Gli Ebrei più ignoranti che avevano dato forza alla legge di Mosè, furono anche i primi a correre dietro a Gesù Cristo. E siccome il numero degli ignoranti è sempre elevato, come è nota la loro reciproca stima, ecco  che nonostante gli errori della sua morale, si afferma velocemente e con facilità. Così i discepoli, per quanto miseri e spesso ridotti alla fame, nel vedersi vergognosamente esclusi dai luoghi dove pensavano di poter entrare e riposarsi dalle loro fatiche, iniziano a scoraggiarsi solo quando Cristo finisce nelle mani dei suoi carnefici. In quanto impossibilitato dare loro promesse di beni e vita migliore. Dopo la morte del loro maestro, frustrati nelle speranze e perseguitati dagli Ebrei che volevano mettere in croce anche loro, fecero di necessità virtù e si spersero nelle contrade. Da li nacque il vocio sulla resurrezione e sulla divinità di Gesù, tanto è vero che queste chiacchiere indussero l’imperatore Giuliano a dire che la setta dei nazareni o cristiani era una grossolana fantasia dello spirito umano, in quanto fondato soltanto sulla semplice narrazione di prodigi. Ma, aggiunse, se sono veri occorre insegnare loro di non schierarsi verso altri culti pagani. Inavvertitamente ebbe l’idea del problema moderno delle religioni monoteiste, l’aggressività verso tutti gli altri culti. Infatti né greci né romani avevano intrapreso guerre o persecuzioni per motivi di religione ed i cristiani diedero il via alle grandi aggressioni verso comunità ed etnie pacifiche, che furono sterminate nel nome di un dio migliore.