20. giu, 2016

Il monoteismo, l'ambizione e l'inganno.

Su Mosé

Prese il comando degli Ebrei quando a causa delle loro croniche malattie infettive vennero cacciati dall’Egitto. Era il nipote di un  grande mago. Dopo sei giorni di marcia e di esodo doloroso ordinò a quel popolo esule e stremato di consacrare il settimo giorno a Dio allo scopo di far loro credere che questo Dio provvidenziale li favoriva e approvava il volere del loro capo. Gli Ebrei erano sfiniti e anche creduloni e fu facile a Mosè consolidare il suo comando, anzi i suoi ordini erano direttamente ordini impartiti da Dio con lui tramite. E per aumentare il suo carisma fece credere che quel popolo pur se decimato da stanchezza e malattie era il “preferito” di Dio. Dopo che la sua autorità fu rafforzata e con il pretesto di instaurare un culto supremo per servire Dio da lui rappresentato, nominò il fratello Aronne i i vari figli capi del palazzo reale, ovvero del luogo dove avvenivano profezie, miracoli e altre amenità. Con questa struttura iniziò un vero dominio politico e giudiziario, divenne esageratamente ricco e quando alcuni cominciarono a smascherarlo, non esitò a perseguirli con estrema violenza.