Il cattivo cristiano

22. ott, 2017

<<L'importante non è la lunghezza del passo ma la voglia di fare quel passo>> ..così diceva Gaber e lo presero per matto. Oggi mi manca una spinta verso il vero, altrimenti mi sento un defunto che cammina, travolto dalla logica spudorata dei riti dell'effimero. Nella crisi generale, è molto difficile trovare dei maestri, mi indigno molto meno di un tempo, mi sono assuefatto allo sfascio e al ridicolo. Quando ci accorgiamo di ridere delle cose che non vanno, non c'è più spazio per la rabbia, che invece sarebbe ancora tanto utile. Spingo per l'autoironia, il guardare noi stessi da un'altra angolazione, cercando di capire qualcosa in più di quello che siamo. L'ironia però ci deve coinvolgere, altrimenti si trasforma in sarcasmo che è offensivo per gli altri. Alla soglia dei sessantacinque anni diventa difficile spacciarsi ancora per alternativi, o vittime della società. Idee buone se ne vendono poche di geniali nulla. Così confusi non siamo mai stati. Gli intellettuali?  Qualche anno fa avevano un appeal, un discreto successo, oggi valgono una comparsata in qualche salotto televisivo. Anche la parola intellettuale è logoria e sa di vecchio, occorrerebbe rispolverare il saggio, la moderazione del saggio e riconsiderare l'uomo un essere complesso e centrale, non solo consumatore. Ripartiamo dalla saggezza per favore!! L'idea che io diventi prima o poi solo un vecchio rompiballe, sembra assai probabile. Nell'intimo penso che si debba assolutamente saper vivere il proprio tempo, la propria età, e quella di adesso non così malvagia, mi piace, si vedono le cose con maggior consapevolezza e minore convulsione. L'aumentata fragilità, facilità e abbellisce i rapporti affettivi. Alla lapide non ci penso.

13. ott, 2017

Ci occupiamo di cose che in realtà non ci interessano molto, il campo è sgombrato da qualsiasi grande progetto, resta progettualità minima che si può cambiare velocemente. Ci serve cambiare idea velocemente. Alla nostra generazione sembra pensare povero, ci mancano i grandi progetti, le spinte, le intuizioni di una direzione nuova. Ci siamo "ridotti", ci diciamo: <<basterebbe un po' di buon senso>>, e i sogni, i grandi sogni eccoli la notte, nel chiuso delle nostre stanze, non li mostriamo più. Noi amiamo tutto ciò che stimola il pensiero, la mia è una ricerca continua, non una provocazione fine a se stessa, mi piace verificare quale tipo di suggestione emotiva possa creare parlare con le persone, confrontarsi con le loro vite e questa è conoscenza senza filtri retorici, è vita effettiva imperniata nella collettività. La collettività come sfondo il resto è esprimersi, aiutarsi, sorridere, essere delicati, comprendere, vivendo in quella <<felicità minima>> di cui spesso parliamo qui sopra nella pagina Saper vivere. Ci addolora come la politica dia cattivo esempio, come le omelie del clero diano cattivo esempio, logore e crudeli, in esse prevalgono sempre la logica del potere sull'effettivo interesse della collettività, i giornali? Leggevo sempre i giornali tranne La Gazzetta dello sport, oggi non più. Non mi fido di quello che scrivono. Cerco nelle singole individualità le verità nascoste dai riti del potere mediatico al soldo di questa o quella entità finanziaria, i social sono lo specchio dell'incapacità di pensare oltre un selfie, per avere sensazioni di vita vissuta bene, occorre incontrarsi con le persone e parlarsi, toccarsi negli affetti. Scopriamo che tantissimi sono e vivono come noi, ed ecco che non ci sentiamo più soli.

4. ott, 2017

Esistono ancora oggi gli uomini di contenuti. Non possiamo fare a meno di catalogare, teorizzare, classificare, dividere la realtà in categorie, e <come> lo facciamo diventa sempre più importante. Siamo un po' tutti filosofi troglotiti, poco istruiti, ma mai come oggi le cose invecchiano velocemente, anche il linguaggio e le parole sono precarie e occorre <correggere> tempestivamente il loro senso, il loro significato e infine anche l'uso. Anche alcune malattie che ci colpiscono, sono malesseri collettivi, angoscie, che muovendosi a velocità incredibile ci fanno perdere il senso del presente, viviamo la sensazione che non sia mai oggi ma già futuro nel momento che tutto accade. A questo ritmo tutto si incrina e tutto cambia in fretta. Cambiano le persone anche morfologicamente, cambiano i rapporti umani, cambia la loro durata e il loro senso. Anche lo scrittore, o il giornalista, o il sociologo, o il filosofo contemporaneo si sentono incompresi, passivi e incapaci di comprendere, indifferenti, oppure mossi da burattinai del potere che di fatto determinano i contenuti della comunicazione. Questi pensatori vivono un ingorgo interiore che gli impedisce chiarezza e tensione morale. Quando parliamo della figura dell'intellettuale moderna, possiamo affermare che non incide sui valori sociali. Tutti noi viviamo la sensazione che ci siano duecento al massimo quattrocento famiglie che guidano il mondo e che il resto sia solo omologazione, la vecchia distinzione in classi è morta, come è morta la lotta di classe. Ci sentiamo impotenti, il potere economico è così impetuoso, che quello politico ci appare effimero. Bisogni di masse consistenti, in alcune zone del mondo, che finiscono in una specie di frullatore finanziario, milioni di individui mangeranno solo se qualcuno compie affari sul quel cibo. Viviamo progetti minimi nella sensazione che tutto si debba decidere subito, per evitare catastrofi imminenti, di quelle prevedibili a lunga scadenza non è dato pensare, tutto è divenire e si è perso ogni grande progetto per l'uomo. Siamo incapaci di pensare in grande perché il contingente è un'oppressione continua, e il ragionare diventa inutile.

27. set, 2017

Non ci riesco fisicamente ad essere di destra, ma quelli di sinistra mi fanno incazzare. Il referendum è per me una brutta bestia, non è affatto democratico, mi costringe a dire si o no negando vie intermedie e peggio ancora negando reale partecipazione, e questo mi è ostico, contrario. Come si fa ad aderire completamente? Sono un "senza partito", sono quello che ha perso fiducia nelle istituzioni, che non vorrebbe votare e che quando lo fa gli viene male allo stomaco, in quanto deve votare "contro qualcuno" o a favore di un altro che non lo rappresenta e che gli viene imposto perché <messo li> da un apparato che niente condivide e soltanto <impone>. Non si riesce ad avere una legge elettorale che consenta ai cittadini di espirmersi, ognuno dei partiti ha solo l'interesse di procurarsi vantaggi anche in caso di perdita di consensi. Limite per entrare in Parlamento, premio di maggioranza ecc. tutte questioni senza contenuto vero, e che variano a seconda degli umori rilevati dai sondaggi, su campioni di paese che nulla rappresentano. Invece di mettere attenzione ai tempi che cambiano alle tecniche che impongono investimenti pubblici mirati, dopo ventanni di antiberlusconismo inerte ecco che tutta la sinistra si sfalda e frammenta, e alla setssa maniera si mettono in parte i diritti di lavoratori e pensionati. L'unità della sinistra? e come potrà accadere se i lavoratori per sopravvivere sono ormai costretti a essere i <portatori di polli> degli imprenditori, come facevano i nostri antenati ai tempi delle signorie. Oggi tutti fanno straordinari quasi gratis, orari flessibili solo se oltre le otto ore, sabato mattina tutti presenti, gli immigrati devono restare illegali, perché piace a tutti la manodopera a infimo costo. Siamo proprio come i nostri avi, che la domenica mattina arrivavano nelle corti di signorie, baronie, ducati, curie e parrocchie, con pesanti ceste di frutta fresca, uova e polli spennati, magari sottratti alle esigenze famigliari. Oggi, per un posto di lavoro se pur incerto, occorre entrare nelle grazie di imprenditori, finanzieri e clericali ed essere servili. Le loro ville hanno sfarzo e lustro come quelle dei signorotti di un tempo, esse, anche se ben nascoste nel verde, mostrano un potere senza controllo, proprio grazie allo sfascio della sinistra.

16. set, 2017

Da parte della sinistra c'è sempre stata diffidenza nei confronti di chi non è allineato, di chi era candidato nelle liste del Pci senza avere la tessera. Un'intolleranza che arriva da lontano, da Gramsci, dalla figura dell'intellettuale organico. Io, mai avuto tessere, mai iscritto a un partito (la mia prima tessera è stata di un comitato di Possibile nel 2016 e ancora non un partito). Ho sempre evitato l'apparato del partito, come ho evitato la propaganda del partito in Tv. Mi sono riservato il privilegio di poter dire e raccontare quello che penso, che potrebbe non essere né di destra né di sinistra. Ho la passione per la verità e tiro fuori il marcio proprio lì dove vedo che esiste. La mia critica feroce alla sinistra è ancor più feroce perché viene fatta da un uomo di sinistra. Io sono per una sinistra di movimento, assolutamente non di potere, una sinistra nella quale circolino idee, in cui non ci si deve esprimere per opinioni interessate o giochi di potere. Non ho rinnovato la tessera di Possibile, perché anche lì non si fa un attivismo di base, non si produce una dialettica reale che parte da questioni locali, si allarga a questioni nazionali fino al Patto Repubblicano per gli Stati Uniti d'Europa. Si parla di grandi questioni, dell'Europa unita, del perché si riceveranno consensi, di quanto siamo belli e bravi e soprattutto democratici, e la gente? Come si aggrega la gente con gli spot in Tv? Niente che possa far uscire i cittadini dall'orrore dei populismi, che crescono e raccolgono consensi proprio pompati ad arte sui media, dove ogni "grande" leader le spara più grosse dell'altro, papa comprerso. E' sulle istanze reali che ci si deve muovere e non su quelle entrate a far parte dei giochi di potere, lì sono già marce. Oggi non c'è la rabbia di quando sentivamo l'invasione dello Stato in ogni aspetto della vita dell'individuo, oggi siamo rassegnati a essere cittadini al servizio dei partiti, che sono vere caste piene di privilegi sfarzosi, e nessuno ricorda che il partito era nato per essere un servizio per il cittadino.