La mia ombra

21. ago, 2019

Esiste una certa relazione tra "l'addomesticamento" degli istinti e il male. Occorre precisare la definizione del male. Esso va visto come un complesso di forze che comprimono la vitalità dell'essere umano. Non si tratta affatto di un problema morale, ma di una certa configurazione di un campo di forze che è alla base di alcune determinate spinte esistenziali, e queste "esistenze" investono la sfera dell'eticità. Dice la Dssa Villani: <<alla base dell'eticità è possibile rinvenire come una torsione, un contorcimento che lacera la forma data dell'animale umano, aprendola all'eccedenza affettiva, eccedenza territoriale, radicalizzazione del bene possibile  e dolente produzione del male>>. La morale è come un portale del tempo, una soglia dove non si è più gli stessi e in questo caso, limite netto tra l'umano e l'animale. Oltre quella soglia se l'animale si degrada arriva il male. La metamorfosi dei corpi come linea di frattura tra l’irrazionalità bestiale, la differenza allo stato puro e la mediocrità del moralismo consolatorio. Il corpo della sottomessa diviene lo spazio di intreccio di tutti i divenire possibili. Divenire animale, divenire donna, divenire cagna, come metamorfosi di rottura dei percorsi abitudinari. Il recente femminismo come arte del divenire contro la forma eroica dell’abitudine. Si tratta di un campo di variabilità dell’esistente che è un'affermazione soprattutto fisica, corporea. Il mutamento del corpo femminile come antitesi irriducibile all’eroismo, un eroismo supportato dalle logiche di potere tradizionali e ben strutturato dalle identità di genere binarie maschio-femmina e potenziato dal maschilismo.

12. ago, 2019

 

Sconfiggere il risentimento. Dal pensiero nomade di Nietzsche, al divenire animale e divenire donna di Deleuze , al divenire cagna di Villani. Quindi uscita dai dualismi, uscita dalle logiche binarie, non più l’uno che diventa due, occorrono multidirezioni, abbandonare ogni determinazione di genere, razza, gerarchia, dialettica abitudinaria, ecc. Entrare in uno spazio creativo dove tutto è possibile.

L’istinto è stato subordinato all’intelletto e l’intelletto alla morale. Il nostro intelletto ha bisogno di addomesticare i corpi, e ovunque troviamo assimilazione in una specie di cannibalismo dello spirito a cui l’istinto è stato reso dipendente. In che modo i corpi conoscono altri corpi e ne fanno esperienza, ne conoscono affetti ed emozioni? La P.ssa Villani nel suo <<Corto circuito del risentimento>> parla del corpo come di una <<cartografia delle cicatrici>> non in senso di sanguinamento ma nel senso dei segni del vissuto. Questa cartografia delle cicatrici diventa una vera ontologia del presente. È da queste, ovvero dai segni materiali e carnali, che occorre cominciare. L’anima la si crea a partire dalle ferite, dalle tracce, dalla violenza di qualcosa che costringe a immaginare un altro mondo o un altro modo di essere.  Occorre tornare a sentire, esplorare ciò che non si è più capaci nemmeno di immaginare per far insorgere un altro presente. Dalla filosofia mutante ecco la vita come mutazione dei corpi che si aggregano e si compongono tra loro. Fanno muta dunque, e ad essere messe in gioco sono le relazioni di potere. Dal pensiero nomade di Nietzsche, al divenire animale e divenire donna di Deleuze , al divenire cagna di Villani. Quindi uscita dai dualismi, uscita dalle logiche binarie, non più l’uno che diventa due, occorrono multidirezioni, abbandonare ogni determinazione di genere, razza, gerarchia, dialettica abitudinaria, ecc. Questo è il passaggio centrale della P.ssa Villani:  << Il divenire-animale della filosofia mutante e del pensiero nomade non può che convergere in un flusso di divenire-cagna della metamorfosi, dato che l’animale-donna è categorizzato come animale inferiore e schiavo, animale riproduttivo e disponibile all’altrui godimento e, come i cani, le donne sono state ammaestrate a restare ai margini, ai margini di ogni muta. Come l’animale, la donna viene schiacciata nel grande altro soggetto che esercita il potere secondo le sue logiche consuete. Ma nell’ibridazione del cane e della donna, nel divenire-cagna dei processi di metamorfosi che richiama la formula Cyborg di D. Haraway  evidentemente  si mette in atto un passaggio/frattura, un passaggio rivoluzionario, un passaggio sovvertitore di senso chiamato a smontare il gravame di una colpa gerarchicamente imposta e funzionale ad ogni idea di presa del potere>>. Nel divenire-cagna della metamorfosi, dove si incontrano una filosofia mutante e un pensiero nomade, è possibile immaginare un mondo e una filosofia differenti, che mettano in parte le rivendicazioni identitarie della gerarchia come riferimento, bensì nel costruire istituzioni, ovvero spazi di soddisfazione possibile, con i più ampi margini di gioco e spazi d’agire.

13. lug, 2019

Parte sesta

La contraddizione insanabile tra il capitale e il vivente, espressa già all’inizio della grande critica al capitalismo, si esprime quindi compiutamente nella collocazione del lavoro vivo all’interno del valore. Il campo di azione è però adesso chiaramente la modalità con cui si può impedire la conversione del vivente in capitale, il principio generale di funzionamento del sistema. La natura non costruisce macchine, non costruisce locomotive, ferrovie, robot, filatoi automatici, ecc.. Essi sono prodotti dell’industria umana, ovvero, da materiale naturale, trasformato in organi della volontà umana sulla natura o della sua esplicazione nella natura. Nel quadro della crisi ecologica questo ci pone un enorme problema di carattere politico: liberarsi dal lavoro deve comportare una liberazione dei processi vitali, deve necessariamente includere la possibilità di costruire una relazione con il vivente liberata dai processi di valorizzazione. Nonostante ci siano moltissime esperienze di lotta che da decenni si muovono su questo terreno, è evidente che ancora siamo lontani dall’aver elaborato una chiara linea di azione, anche se la grande novità è che abbiamo ricominciato ad elaborare forme di prefigurazione della società futura, idee e proposte su come il nostro mondo può concretamente funzionare al di fuori del sistema capitalista. Liberarsi dal valore di scambio è un progetto politico molto più complesso di quanto sembri anche sul piano pratico e comporta la capacità di proporre un mondo altro, radicalmente diverso, in cui non esista più il corrispettivo della vendita del tempo e della determinazione del valore in termini di prestazione di lavoro. Ricondurre il vivente al centro di un progetto rivoluzionario rimane però un passaggio essenziale per poter costruire un reale percorso di liberazione. Fine.

12. lug, 2019

Quinta parte

Dicevamo, quindi, che la macchina è un mezzo per trasformare il lavoro umano (del vivente). A questo dobbiamo aggiungere la questione del tempo di lavoro che ha la sua grande importanza, il lavoro sta divorando il vissuto del vivente. Il capitalismo si serve dell'automazione per tramutare il vivente in valore e il valore in un prezzo. Non è un accaduto da poco, ma diventa una vera catastrofe l’appropriazione della sua produttività sia nelle ore di lavoro effettivo sia nel tempo libero, ivi compresa la sua comprensione della natura e il dominio su di essa attraverso la sua esistenza di corpo sociale che tende ad automatizzarsi.  Lo sviluppo individuale si presenta come supporto di sostegno della produzione e della ricchezza, Il furto del tempo, quindi della vita, dei tantissimi che lavorano sostiene la ricchezza di pochi e si presenta come una base miserabile della nostra epoca e del mancato uso ecologico del lavoro. E’ la stessa base di vigliaccheria delle sovrapproduzioni che stanno mettendo a repentaglio la salute del pianeta, della nostra acqua e della nostra aria. La totalizzazione del tempo di produzione ha coinvolto progressivamente la biosfera, si tratta di un processo del capitalismo quello di portare all’interno dei processi di produzione il valore lavoro e anche la biosfera, ad usarla liberamente come riserva a cui attingere, a convertirne le basi e i tempi riproduttivi. Ci dice Salvo Torre (ricercatore di geografia), con grande lucidità: <<Si realizza proprio nella relazione di lavoro e nell’uso delle macchine, ma soprattutto nella creazione di un modo per convertire anche i tempi della biosfera in tempi di produzione e di creare valore da quel furto di tempo. Il tempo di produzione e il tempo di lavoro non sono compatibili con i tempi di retroazione ambientale, i ritmi della biosfera non possono coincidere con l’accelerazione del capitalismo, che arriva, ad esempio, a produrre gli animali destinati alla macellazione riducendo i tempi della loro fase di crescita o a distruggere intere aree del pianeta per l’estrazione mineraria in poche ore>>. Stiamo vivendo un periodo orribile dove le fortune di pochi, per essere perpetuate, si danneggia impunemente la vita di otto miliardi di viventi umani e a chissà quanti miliardi di viventi di altri generi. Continua...

11. lug, 2019

Quarta parte

Se assistevamo a gruppi coscienti di lavoratori all’interno delle fabbriche, oggi assistiamo alla centralità delle macchine nei processi produttivi, alla conseguente frantumazione della coscienza operaia, e alla sua mancata incidenza nella politica ecologica. Per comprendere il forte legame tra l’operaismo e lo sviluppo dell’ecologia politica occorre ripartire dal dibattito su Marx e dalle sue ultime riletture. In queste più tardive riusciamo a comprendere il processo di riproduzione complessivo di un sistema. Possiamo capire quei passaggi che ci dicono chiaramente che il capitalismo riesce a produrre un proprio mondo e che il mondo, quindi, è diventato la fabbrica di sé stesso. E’ uno dei principi dove gli spazi di vita emergono da un concetto di lavoro cosciente, generando un sistema che riguarda ogni aspetto e luogo del vivente. Personalmente non sono mai riuscito a capire come il pensiero di Marx abbia generato (o degenerato) quelle strutture monolitiche, pesanti e inflessibili dei partiti comunisti europei e tantomeno quelli sovietico e cubano. Come è potuto accadere che un percorso compiuto, evoluto si sia concretizzato in un'unica specifica forma politica. Insomma l'operaismo dell'ultimo Marx resta un lavoro folle e grandioso che continua ad aprire un potenziale conflittuale enorme e in cui in qualche modo siamo coinvolti. Lo siamo su tutti i fronti nella nostra quotidianità e soprattutto, dove oggi, agiscono consapevolmente migliaia di esperienze conflittuali a livello planetario. La proposta politico-ecologica che emerge adesso si trova esattamente dove doveva essere: nel solco dell’esperienza aperta dalla critica operaia al capitale. Questo concetto non risiede nella macchina, ma nel suo funzionamento, è la macchina con i suoi tempi e il suo fare automatico che realizza una trasformazione, che determina un cambiamento nella vita dei lavoratori, in quanto la macchina è un mezzo per trasformare il lavoro umano e quindi modifica la vita del vivente. Continua...