I nostri tempi: che pianeta lasceremo ai nostri figli e quali figli lasceremo alla terra

20. mag, 2019

Il cane non ci ama affatto, bensì si lega a noi per la dipendenza psicologica che gli creiamo fin dai primi mesi somministrandogli il cibo necessario alla sua sopravvivenza, senza mai offrirgli la minima possibilità di procurarselo da solo. E la stessa cosa vale per tutti i suoi atteggiamenti che a noi piace interpretare come affettivi (saltelli, movimenti di coda, versetti, occhi “dolci” e altro ancora): non sono altro che la conseguenza del suo stato di dipendenza nei nostri confronti, in quanto esclusivi datori di cibo. I cani randagi che se lo procurano autonomamente, non fanno nulla di tutto ciò nei confronti dell’uomo, anzi, gli stanno ben alla larga! E fanno bene... In pratica, vorrebbe solo che noi umani imparassimo a frenare i nostri desideri e gli permettessimo di vivere da cane! Una delle espressioni più significative di amore (come intendiamo noi esseri umani) è quello provato dalla madre per il proprio figlio: non importa se Testo sia corrisposto o meno, una buona madre lo ama sempre e comunque, anche a costo di sacrificare la propria vita. Non esiterebbe a morire pur di salvarlo, come sarebbe disposta a soffrire la fame per anni pur di riuscire a crescerlo bene e, ovviamente, non si sognerebbe nemmeno di avere rapporti sessuali con lui (se non affetta da patologie mentali).
Se osserviamo invece cosa accade fra una femmina di cane che diventa madre e il suo cucciolo in crescita, possiamo immediatamente notare quanta diversità esista nel rapporto che li lega: dopo un breve periodo di svezzamento, non solo la madre non si preoccupa più della sopravvivenza del suo cucciolo, ma ne diventa addirittura un’acerrima concorrente per il cibo e, non appena lui crescerà, si renderà normalmente disponibile all’accoppiamento.  Se quindi il cane non è in grado di provare amore (come lo intendiamo noi) per gli animali della sua stessa specie, come potrebbe mai provarlo per un essere umano, così diverso da lui, il quale lo priva della libertà, gli impedisce di vivere secondo i suoi istinti primari e non risulta nemmeno idoneo alla riproduzione? Pensare che il cane ci possa amare, non è solo un ragionamento ridicolo ma è un comportamento tutt'altro che a favore degli animali, visto che può indurci facilmente a credere che gli stessi ci possano anche odiare quando si ribellano alle regole che l’uomo decide di imporgli contro Natura. Mordere oppure leccare sono due azioni istintive naturali che possiedono tutti i cani e che mettono in atto senza provare né odio né amore, bensì in situazioni diverse o in base al comportamento di chi gli sta di fronte.
Sarebbe necessario che iniziassimo a capire che il cane né ci ama né ci odia, poiché non conosce questi sentimenti, visto che lui è “solo” un animale, siamo noi che abbiamo deciso di adottarlo e quindi a lui non rimane altra scelta per sopravvivere se non restare al nostro fianco!

20. mag, 2019

La Natura ha concepito il cane come un essere capace di sopravvivere con gli scarti di cibo dell’uomo, ma non era previsto che lo rinchiudessimo nei nostri giardini o, peggio ancora, nei nostri appartamenti, e lo portassimo a passeggio legato come un carcerato da non lasciar scappare! Come tutti gli animali, anche il cane vive solo con lo scopo di sopravvivere per riprodursi, Tutto il resto ce lo siamo inventato noi perché ci faceva comodo, fregandocene del suo benessere! Come potrebbe mai amarci il nostro cane visto che lo costringiamo a vivere imprigionato nella nostra proprietà in cambio di un po’ di cibo, senza poter spaziare ovunque come vorrebbe la sua indole? Pensandoci bene, abbiamo addirittura il coraggio di sgridarlo o picchiarlo quando ogni tanto ci scappa dal cancello! Se poi ha, come principale scopo di vita quello di riprodursi, come possiamo immaginarci che ami l'uomo, visto che gli impedisce in ogni modo di accoppiarsi, per non parlare di chi crede addirittura possa essere normale privarlo dei suoi organi riproduttivi con la sterilizzazione? Per sentirsi rispettato il cane vorrebbe:  Poter vivere in un giardino dove trascorrere la sua vita all’aperto, come fecero per millenni i suoi antenati ...essere nutrito con cibo fresco e naturale, come avvenne fin dal primo giorno della creazione della specie ...poter disporre almeno di un compagno di sesso opposto col quale vivere in branco e immaginare di riprodursi ...non essere sterilizzato è atroce.  ...non essere educato o addestrato a fare nulla ma vivere secondo i propri istinti primari ...non essere lavato, se non dalla pioggia, né profumato, mantenendo così l'odore naturale, molto utile a tutti gli animali.

14. mag, 2019

Quando pensiamo agli animali e vogliamo comprendere la loro convivenza con gli umani, non possiamo farlo senza pensare a Giacomo Leopardi, il suo è un amore viscerale per tutto il mondo animale. Partendo dallo Zibaldone per poi entrare nelle Operette morali ci sembra volesse dimostrare che gli uomini e gli animali abitano il pianeta terra nello stesso modo, abitanti attivi e poco discreti, insomma vitalissimi confusionari. Dopo Leopardi in molti scrittori gli animali appaiono centrali nelle loro opere e la mia domanda di oggi è: cosa ci rende diversi dagli altri animali? Oppure siamo animali diversi? Per avere qualche risposta convincente dobbiamo ricorrere forzosamente alla letteratura e alla filosofia. E, dopo Leopardi, ecco Kafka. Piero il rosso è una scimmia che dopo essere stata catturata e cresciuta fra gli umani, parlando a un comitato di illustri studiosi dice: <<stare con la faccia contro le tavole di una cassa non è sopportabile, sarei certamente crepata, per cui ho smesso di essere una scimmia>>. Un ragionamento che non fa una piega, un ragionare di pancia, come spetta alle scimmie, esse ragionano d'istinto. In un'altra occasione, Kafka rende onore all'uomo dicendo che esso si differenzia dagli animali solo perché dotato di volontà. Si racconta anche, che egli divenne vegetariano e che dichiarò, davanti a un acquario, quindi davanti a dei pesci la sua serenità nel guerdarli perché finalmente non li avrebbe mangiati. Ecco quindi un atteggiamento con protagonista la volontà dell'uomo, che in questo caso avvicina l'animale e non prevarica. Un filosofo moderno, Giles Deleuze, amatore e spesso odiatore degli animali, ci spiega il suo  "divenire animale" con  l'esempio della zecca. La zecca, in una natura così immensa reagisce a solo tre cose: tende verso l'estremità di un ramo di un albero in quanto attratta dalla luce e può attendere li ferma anche anni, senza mangiare, senza nulla. Completamente amorfa essa aspetta il passaggio di una bestia e si lascia cadere sul quel dorso attratta da un eccitante olfattivo, annusa la bestia che passa sotto il ramo. Quindi luce e odore sono i suoi eccitanti a cui si aggiounge il tatto perché si infila dove i peli sono più radi, ed è questo il suo terzo eccitante. Quindi ci dice Deleuze, in una natura estremamente piena di attrazioni la zecca estrae e seleziona solo tre cose.  Questa sua capacità di selezionare solo tre elementi rende l’idea della differenza tra l’uomo e l’animale. Davanti al caso, l’uomo tende a non affidarsi più di tanto, cerca una sistematicità delle certezze. La zecca no, è lì e aspetta. Nella successiva selezione degli argomenti l’uomo, amplia, gestisce le informazioni, genera cultura, si trasforma, si evolve. La zecca no, è lì e reagisce ai suoi tre impulsi. Forse è proprio in questo rapporto tra il caso e l’affidarsi al mondo che Deleuze ritrova una differenza sostanziale tra uomini e animali. Il divenire animale di Deleuze ci porta direttamente al Compagni di specie di Donna Haraway. Continua...

30. apr, 2019

Continuo a leggere che uno su dieci è in difficoltà. Mi chiedo chi mai ha controllato tutto ciò? Se mi fermo all'angolo di una strada vuol dire che ogni tanto, appunto uno su dieci, vedo qualcuno denutrito o malnutrito? Vuol dire che su una classe di 20 studenti vedrò due di loro mal vestiti e malnutriti? Vi pare un atteggiamento serio? Certo che no, a nessuno torna. Nessuno è andato a misurare un fatto reale, nessuno ha controllato le persone che sono malnutrite o quantomeno sottoalimentate. La stessa cosa accade quando non troviamo tra gli evasori i liberisti. In tanti si dicono liberisti, ma se proponete loro di pagare le cifre di tipo americano per far studiare i figli fanno marcia indietro, tirano in ballo il neoliberismo, Mussolini, Hitler e vi indicherano come "comunisti" e asseriranno che il liberismo, "portatore di benessere", si ha quando i ricchi non pagano le tasse, ma hanno pensioni altissime. E non solo: il nostro evasore ha una fifa tremenda di un’altra cosa: che arrivi una frotta di immigrati e si metta in fila tra gli sfruttatori dello stato. Per l’imprenditore, ed evasore italiano, comprese le partite iva e’ stato uno choc vedere le cittadelle di cinesi che evadevano il fisco piu’ di loro, pagavano meno contributi ai lavoratori di loro, ed erano ancora piu’ sconosciuti allo stato di loro. Perche’ iniziavano a temere che fosse troppo, temevano che lo stato potesse scatenare dei controlli che avrebbero colpito anche loro. Lo scopo dei partiti italiani è lo scopo degli evasori. Occorre chiudere le frontiere!!! Il che vuole significare: proseguire con l'evasione, impedire agli altri contribuenti di evadere, impedire che possano lavorare all'estero garantendo lavoro nero e a bassissimo costo, impedire ad altri di beneficiare del welfare che loro derubano. Questo e’ il programma politico del governo italiano completamente funzionale agli evasori fiscali. Esso viene mascherato da “sovranismo”, ma e’ “sovranista” quanto e’ “patriota” uno che va in Russia a braccetto con il capo di un paese che gli punta addosso 90 bombe atomiche.

4. apr, 2019

Per essere esempi di vita, non basta comunicare con le sole parole, ma chi ci ascolta ha due percezioni quella dei significati di ciò che diciamo e quella dei moti del nostro corpo, della nostra fisicità in generale. Trasmettiamo esperienze culturali ma soprattutto le nostre vibrazioni intense. Un bimbo che ci vede reagire scompostamente a un danno, non accetta il nostro minimizzare a parole per essere rassicurato, ma legge la nostra reazione immediata. Se esprimiamo spavento per un fatto accidentale il bimbo avrà paura di quel fatto e continuerà a temerlo. In noi, nel nostro corpo, c'è molta saggezza, esso sa che morirà percepisce il mondo, lo sente, e noi dobbiamo abbandonare il potere delle parole a vantaggio della nostra percezione fisica, è qui che comprendiamo i limiti del linguaggio. Quando vediamo una persona cara molto malata, capiamo l'inutilità delle parole, non ci viene nulla di significativo da dire. Le parole diventano imprecise, perdiamo la voglia di pensare, è il nostro  corpo che invece sente la gravità di quel momento. Esso ha una percezione che sfugge al linguaggio, percepiamo qualcosa dove le parole, pur se abilmente individuate, non hanno senso. Ricordo con grande piacere un film dove una bambina che aveva perso la madre, istintivamente evitava di pensarci, non piangeva ma soffriva terribilmente e il padre, che sentiva la sua sofferenza, in perfetto silenzio gli stava sempre accanto per consolarla e aiutarla a superare l'inevitabile arrivo della disperazione. Gli era vicino con il solo linguaggio del corpo, l'unico possibile, seduto vicino a lei senza sfiorarla, non una parola che usciva. Un padre o una madre insegna con l'esempio anche involontario. Una sollecitazione sentimentale coinvolgente, un'umanità imprevista, ci sorprende come esperienza intensa e mai imparata ripetendola. Queste esperienze non sono meccanismi della mente che memorizza questo o quello, che replica questo o quello, sono esperienze che viviamo lasciandoci contaminare, che ci cambiano nel profondo. Ogni uomo o donna sono maestri di vita senza volerlo. Si insegna con l'esempio. Tutto questo ci affascina perché ci fa riscoprire la saggezza, ci porta a una conoscenza che è esperienza fisica e stile di vita. Per chi ha consapevolezza di questa umanità, dare buon esempio, essere sereni difronte a vibrazioni forti, ci rende integri, liberi, riferimento per chi ci conosce in un mondo fatto di forze ostili che tentano di schiavizzare tutti.